La città si prepara alla giornata dello sgombero dei terreni di via Goito, lo sfratto è stato fissato per domani, e mentre i cittadini organizzano la resistenza hanno deciso di passare anche al contrattacco.
Un gruppo di venticinque cittadini, assistito dallo studio legale incaricato, ha infatti inviato una formale istanza-diffida indirizzata al Sindaco Luca Salvetti, al Prefetto Giancarlo Dionisi, all’Assessora all’Urbanistica Silvia Viviani, alla Dirigente del Settore Urbanistica e al Dirigente del Settore Patrimonio.
Nel documento si chiede la sospensione immediata dello sgombero con la forza pubblica, puntando il dito contro la mancata risposta formale e motivata da parte dell’amministrazione al tavolo istituzionale in merito alla richiesta di spostamento degli indici edificatori.
A supporto dell’istanza i cittadini hanno portato perizie, documenti e rapporti ufficiali che mettono in luce i danni irreversibili legati all’eventuale cantierizzazione dell’area. Secondo i promotori, la cementificazione cancellerebbe un patrimonio naturalistico e sociale di inestimabile valore per Livorno. Stando alle perizie in questione i terreni di via Goito sarebbero un vero e proprio bosco, protetto dalla normativa forestale.
Gli Orti svolgerebbero poi una funzione cruciale di rifugio climatico e mitigazione ambientale, oltre ad ospitare la presenza di manufatti archeologici di rilievo, garantire la protezione della zona dai rischi idrogeologici e alluvionali ed essere la casa di numerose specie di fauna selvatica e il presidio di socialità vissuta quotidianamente da bambini, anziani e residenti.
I cittadini firmatari denunciano quella che definiscono una precisa scelta politica della Giunta comunale.
“L’Amministrazione preferisce sacrificare l’interesse pubblico e la salvaguardia di un’oasi verde fondamentale per l’ambiente a vantaggio di un’operazione immobiliare che potrebbe essere tranquillamente realizzata in un’area già cementificata, acconsentendo di fatto allo sgombero con la forza pubblica” si legge infatti nel testo in cui si annunciava il provvedimento. La diffida riaccende così il dibattito a poche ore dal termine ultimo per la liberazione del sito, invocando un ripensamento istituzionale a tutela del territorio.



