A Palazzo Vecchio si è svolto questa mattina un dibattito in occasione del 60° anniversario dell’alluvione che, nel 1966, sconvolse Firenze. Tra i presenti anche l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini, che ha sottolineato l’importanza di trasformare il ricordo di quella tragedia in un impegno concreto per il futuro.
“La memoria del 1966 non deve essere solo il ricordo della tragedia, ma deve essere un impegno per il futuro”, ha affermato Barontini. L’assessore ha ricordato gli interventi realizzati dalla Regione a partire dal 1966, evidenziando come Firenze e tutte le città che si affacciano sull’Arno siano oggi più sicure grazie ai lavori per la regimazione delle acque e alla realizzazione delle casse di espansione.
“Il lavoro non è terminato: deve continuare e io devo fare in modo che sia rispettata anche la tutela ambientale”, ha osservato Barontini, ribadendo la necessità di proseguire gli interventi per la sicurezza del territorio, senza trascurare la salvaguardia dell’ambiente.
Sul tema della prevenzione è intervenuta anche Gaia Checcucci, segretaria generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale. “Il rischio zero non esiste, però sicuramente non c’è nemmeno più il rischio di 60 anni fa. Questo va detto con grande chiarezza, quindi possiamo stare tutti più tranquilli”, ha dichiarato.
Checcucci ha evidenziato soprattutto l’importanza della conoscenza del territorio e della pianificazione per prevenire i rischi idrogeologici. “La prima cosa importante è quella della conoscenza, ovvero una pianificazione di bacino che sia in grado di fotografare esattamente i livelli di pericolosità e rischio in tutta la nostra area”.
Rispetto al passato, ha spiegato, la situazione del territorio è migliorata grazie ai numerosi interventi realizzati. “Le casse di espansione sono in corso e il sistema va completato”. A questo si aggiunge un sistema di allerta e di protezione civile che nel 1966 non esisteva.
Tutti questi strumenti contribuiscono a garantire una maggiore sicurezza per Firenze e per i territori attraversati dall’Arno. Una situazione di relativa tranquillità che, tuttavia, non deve far abbassare la guardia.
“Questo non significa perdere la consapevolezza di dimenticare che siamo in un territorio fragilissimo. Siamo esposti e continueremo a esserlo”, ha concluso Checcucci, richiamando l’attenzione sulla necessità di mantenere alta la vigilanza e proseguire il lavoro di prevenzione.



