Un utile netto di 8,2 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno, in crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, e una previsione di risultato per l’intero 2026 superiore ai 10 miliardi. Intesa Sanpaolo chiude i conti dei nove mesi con il miglior risultato della sua storia e, mentre alza le stime, torna a guardare all’operazione su Banca Monte dei Paschi di Siena. L’amministratore delegato Carlo Messina ha ribadito la fiducia nel progetto, anche alla luce dell’esito dell’ultima assemblea dei soci di Mps, che ha respinto tutte le proposte del management.
Il consiglio di amministrazione ha approvato anche la distribuzione di un acconto sul dividendo da 3,8 miliardi di euro. Una decisione che ha comportato la revisione del rapporto di cambio previsto dall’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps: si passa da 1,6 a 1,664 azioni ordinarie Intesa di nuova emissione per ogni titolo della banca senese portato in adesione. L’adeguamento serve a neutralizzare l’effetto dello stacco dell’acconto sul dividendo.
Nel confronto con gli analisti finanziari, Messina ha definito “solido” il progetto per Mps e ha spiegato che il risultato dell’assemblea senese rafforza la fiducia nell’esecuzione dell’operazione. Il voto, secondo l’amministratore delegato, ha mandato “un messaggio chiarissimo” con la bocciatura di tutte le proposte del management e una divergenza tra la posizione degli azionisti e quella dei vertici della banca.
L’operazione, nelle intenzioni di Intesa, consentirebbe agli azionisti Mps di entrare nel principale gruppo bancario italiano e in uno dei maggiori in Europa. Il nuovo gruppo punta a superare i 16 miliardi di euro di utile netto nel 2029, con distribuzioni complessive agli azionisti stimate in circa 61 miliardi nel periodo 2025-2029, undici miliardi in più rispetto a quanto previsto dal piano industriale di Intesa presentato a febbraio.
Nel progetto sarebbero previsti anche interventi per Siena e la Toscana. Messina ha indicato un incremento del credito erogato sul territorio, la creazione di un polo tecnologico, di una direzione commerciale e di strutture centrali. Elementi che accompagnano la prospettiva di integrazione tra i due istituti e che riguardano direttamente il futuro della presenza bancaria e delle attività del gruppo sul territorio.
La chiusura dell’operazione su Mps è attesa tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Solo dopo, ha spiegato Messina, partirà l’offerta obbligatoria su Mediobanca, marchio nel quale Intesa intende continuare a investire, così come nelle professionalità dell’istituto di Piazzetta Cuccia. Resta da attendere il pronunciamento dell’Antitrust, rispetto al quale l’amministratore delegato ha espresso “fiducia totale”. Se dovessero rendersi necessarie ulteriori cessioni di sportelli Mps oltre ai 635 già destinati a Unipol, ha precisato, non saranno effettuate a favore del gruppo guidato da Carlo Cimbri.



