“Questa non è più una città ma un albergo diffuso”. È questo il messaggio che da questa mattina accoglie chi passeggia nel centro storico di Firenze, in particolare nell’area di via Ricasoli. Durante la notte, il comitato *Salviamo Firenze per viverci* ha affisso numerosi cartelli per denunciare il crescente impatto degli affitti brevi sulla città, rilanciando una protesta che va avanti da mesi.
Il comitato, guidato da Massimo Torelli, torna a chiedere un intervento immediato da parte dell’amministrazione comunale, senza attendere il 2028, anno in cui entreranno in vigore le misure più restrittive sugli affitti turistici. Secondo gli attivisti, però, il tempo a disposizione è ormai agli sgoccioli e la situazione richiede risposte urgenti.
“Se una persona cammina con calma in quel meraviglioso tratto che collega San Marco a Piazza Duomo – spiega Torelli – si trovano 18 tastierini, che ricordiamo è illegale usare per il self check-in, e 118 affitti brevi visibili. Leggere i nomi di fantasia affissi sui campanelli rende il tutto ancora più evidente”.
Per il comitato è necessario fissare al più presto limiti chiari nelle aree a maggiore pressione turistica. “Almeno per le zone ad altissima intensità i tetti massimi e le regole vengano comunicati il prima possibile. Questa situazione è insostenibile, così come sono insostenibili i 17.000 affitti brevi presenti a Firenze. Ci vuole tanto a dire che vanno dimezzati?”.
Gli attivisti chiedono inoltre maggiore chiarezza sulle future regole, distinguendo tra chi affitta occasionalmente un immobile e chi svolge l’attività in modo professionale. “Si darà un diritto di proprietà, come proponiamo noi, a chi affitta una casa o a chi non lo fa professionalmente, cioè fino a tre abitazioni?”, è l’appello rivolto all’amministrazione comunale.



