Cna Firenze chiede la riforma della legge sull’artigianato

La riforma della legge quadro sull’artigianato, ferma al 1985, è stata indicata come la principale priorità durante l’assemblea annuale di Cna Firenze. Ad aprire i lavori è stato il presidente Francesco Amerighi, che ha affrontato anche il tema degli effetti che le tensioni geopolitiche internazionali continuano a produrre su imprese, energia e mercati.

Nel corso dell’assemblea sono stati illustrati i dati relativi al comparto artigiano nella Città Metropolitana di Firenze. Le aziende iscritte all’Albo artigiani sono diminuite di 4.011 unità, passando da 29.785 a 25.774. Una tendenza che prosegue anche nel 2026: nel primo trimestre dell’anno, secondo i dati della Camera di Commercio di Firenze, il settore registra una flessione del 4,2%, a fronte del -1,6% registrato dal resto del sistema produttivo.

Nonostante il calo numerico, il comparto continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia locale, con oltre 25mila imprese e più di 61mila addetti. Come ha sottolineato Amerighi, questi numeri non indicano necessariamente un settore in declino. Una delle cause della riduzione delle iscrizioni è infatti legata a una normativa che, secondo Cna, non rispecchia più l’attuale realtà imprenditoriale.

“Ci sono imprese che nascono, crescono, producono e innovano come imprese artigiane, ma che restano fuori dall’Albo”, ha spiegato Amerighi. Tra queste figurano molte società a responsabilità limitata, una forma giuridica sempre più scelta dagli imprenditori perché offre maggiori tutele patrimoniali e facilita l’accesso al credito. Secondo Cna, i requisiti attualmente previsti per l’iscrizione all’Albo risultano troppo restrittivi e finiscono per escludere attività che operano a tutti gli effetti come imprese artigiane.

Tra le questioni sollevate durante l’assemblea c’è anche quella della contribuzione previdenziale. A fronte di un utile di 10mila euro, un professionista versa circa 2.600 euro di contributi, mentre un artigiano supera i 4.500 euro a causa del minimo contributivo previsto dalla normativa vigente.

Per questo Cna chiede una riforma che aggiorni il quadro normativo alle esigenze attuali del settore. Tra gli obiettivi indicati figurano la revisione dei limiti relativi al numero di dipendenti e soci, considerati un ostacolo alla crescita delle imprese, un maggiore coordinamento tra Stato e Regioni per superare le differenze territoriali ancora presenti nella regolamentazione di alcuni comparti e il rafforzamento del rapporto tra scuola e impresa, anche attraverso il coinvolgimento diretto degli artigiani nei percorsi formativi.

A offrire una lettura dello scenario internazionale è stato il giornalista Mario De Pizzo, secondo il quale la progressiva fine dell’ordine globale costruito negli ultimi ottant’anni sta lasciando spazio a un contesto sempre più frammentato, caratterizzato dall’assenza di una potenza in grado di garantire da sola equilibri e sicurezza a livello mondiale.

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