Darsena Europa, Legambiente rilancia l’allarme sulla Posidonia alle Secche della Meloria

Si infiamma la partita ambientale sulla Darsena Europa, a seguito del recente sopralluogo condotto da Arpat, Regione Toscana e dall’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli all’interno dell’Area Marina Protetta delle Secche della Meloria, il tema dell’impatto ambientale legato alla realizzazione della nuova infrastruttura portuale è tornato al centro del dibattito.

Le verifiche effettuate lo scorso 1 ottobre dall’Osservatorio ambientale del porto a bordo del catamarano oceanografico Polaris hanno infatti confermato la presenza di ampie porzioni di prateria di Posidonia oceanica in buono stato di salute, accanto ad altre zone caratterizzate da una copertura più rada, in linea con i rilievi ante operam eseguiti nel corso del 2026.

Una notizia senz’altro positiva che tuttavia secondo le associazioni ecologiste che non deve portare le istituzioni ad abbassare la guardia sulla situazione. Legambiente Pisa e Livorno hanno infatti ribadito la necessità di passare da un monitoraggio meramente descrittivo a una vera e propria strategia di prevenzione dei rischi ambientali.
“La Posidonia oceanica non è una semplice vegetazione marina, ma un pilastro dell’ecosistema mediterraneo – hanno sottolineato le associazioni -. Le sue praterie costituiscono un rifugio per la biodiversità, contrastano l’erosione delle coste e catturano grandi quantità di carbonio, svolgendo un ruolo cruciale nella lotta alla crisi climatica.”

A preoccupare Legambiente sono soprattutto gli effetti dei lavori di scavo e movimentazione dei sedimenti marini, che rischiano di aumentare la torbidità dell’acqua e provocare depositi dannosi sugli habitat protetti delle Secche della Meloria.

Legambiente ha inoltre espresso forti perplessità riguardo agli interventi di trapianto della pianta previsti come misura compensativa. “Si tratta di operazioni complesse e dall’esito incerto che non possono sostituire il valore di una prateria naturale sviluppatasi nel corso di secoli” hanno infatti spiegato gli ambientalisti.
Proprio per evitare danni irreparabili Legambiente ha assicurato che continuerà a vigilare sui lavori dell’Osservatorio, pretendendo massimo rigore scientifico, trasparenza sui dati e un dialogo costante tra istituzioni e comunità locale.

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