Protesta in Darsena Toscana: bloccata la nave Sunaid X

Inizia a salire la tensione a Livorno in vista dello sciopero generale del 30 ottobre, quest’oggi infatti il Gruppo Autonomo Portuali e Usb hanno deciso dar vita ad un’azione congiunta per bloccare la nave Sunaid X in porto. Alla base dell’azione di protesta la volontà di combattere la cosiddetta “logistica di guerra” dal momento che nave in questione sarebbe impiegata per il trasporto di rifornimenti logistici ed equipaggiamenti destinati alla base militare americana di Sigonella, in Sicilia.

Il Gap e Usb stanno conducendo una mobilitazioni su più fronti, diverse imbarcazioni legate alla rete Global Sumud Flotilla Italia hanno infatti effettuato manovre di disturbo nello specchio acqueo antistante lo scalo, mentre un folto gruppo di attivisti e portuali ha bloccato i varchi d’accesso al Terminal Darsena Toscana. I sindacati hanno inoltre proclamato lo sciopero immediato dei lavoratori impiegati nelle operazioni di scarico.

Al centro della contestazione vi sono i trasferimenti di materiali che la Defense Logistics Agency (Dla) statunitense cura lungo la rotta Livorno-Sigonella e verso l’insediamento militare di Camp Darby. Secondo quanto riportato dal sindacato la nave porterebbe a bordo prodotti chimici sfusi, vernici, scorte alimentari e batterie al litio utilizzate per l’alimentazione e l’impiego dei droni militari.

Quella di quest’oggi non è la prima mobilitazione contro la logistica di guerra avvenuta all’interno dello scalo livornese, da tempo infatti gli attivisti denunciano il problema del transito di merci pericolose nell’infrastruttura cittadina.
“Nel periodo compreso tra gennaio 2025 e maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono passate per la nostra banchina – ha spiegato Usb -.

Chiediamo immediata e totale trasparenza sulle autorizzazioni, sui destinatari finali di questi armamenti e il blocco completo del passaggio di esplosivi bellici nello scalo di Livorno”.
“Non vogliamo essere ingranaggi di una catena che produce devastazione – hanno concluso gli attivisti -. Il porto appartiene a chi vi lavora e all’intera comunità cittadina, non alla logistica militare”.

ultimi articoli