Un consulente italiano per la sicurezza, ritenuto dagli inquirenti compiacente, avrebbe collaborato con l’azienda coinvolta nell’indagine per sfruttamento del lavoro. Strutture fatiscenti ricavate con cartoni e legno e utilizzate come camere da letto, rischi di incendio e macchinari privi delle necessarie protezioni. È quanto emerso dalle ispezioni in una stireria di Prato nell’ambito dell’indagine che ha portato a misure cautelari nei confronti di cinque cittadini cinesi.
Secondo la procura, gli approfondimenti investigativi e l’analisi della documentazione aziendale hanno permesso di individuare i presunti gestori occulti dell’attività. Si tratterebbe di un gruppo familiare che, negli ultimi cinque anni, avrebbe utilizzato tre diverse imprese individuali nello stesso sito, attraverso un sistema di avvicendamento fittizio delle attività. Tra i lavoratori sfruttati sarebbe stata individuata anche una cittadina cinese formalmente titolare di un’altra stireria, ma impiegata in nero nell’azienda controllata per circa 13 ore al giorno, come gli altri operai. Le ispezioni avrebbero inoltre documentato una pericolosa promiscuità tra ambienti di lavoro e spazi abitativi.
I dormitori, nascosti dietro pile di scatoloni, sarebbero stati privi dei requisiti minimi di abitabilità. Le apparecchiature elettriche collegate a prese multiple sovraccariche avrebbero aumentato il rischio di incendio. Riscontrate anche carenze nella manutenzione dei macchinari, nell’installazione delle protezioni di sicurezza e nella formazione dei lavoratori.
La procura segnala inoltre la presunta complicità del consulente italiano per la sicurezza, indagato e sottoposto a perquisizione. Secondo gli inquirenti, il fenomeno della collaborazione di consulenti con le aziende coinvolte starebbe emergendo con frequenza crescente nelle indagini sullo sfruttamento lavorativo e sugli infortuni sul lavoro. L’impresa sarebbe stata infine inserita in un più ampio sistema di società cosiddette “apri e chiudi”, finalizzato, secondo l’ipotesi investigativa, a sottrarre fraudolentemente beni al pagamento di imposte e contributi. Nell’ambito dell’operazione è stato eseguito un sequestro di circa 20mila euro, ritenuti profitto del reato.



