“Una assurda situazione di mala gestione”. C’è tanta amarezza da parte dei gestori della storica pasticceria Gambalunga di via Sant’Andrea a Viareggio. Il nodo del contendere è ‘il pino di Sant’Andrea’ o meglio, quel che ne resta.
La vicenda effettivamente è quasi paradossale. Dopo le proteste di quest’estate per l’annunciato taglio del pino adiacente alla chiesa per rimettere in sesto la via Sant’Andrea, con le radici del pino che avevano sconnesso l’asfalto a tal punto che ad automobilisti e ciclisti sembrava di fare un pezzo di Camel Trophy percorrendo il pezzo a lato dell’edificio religioso, il conseguente stop ai lavori, la chiusura della via per questioni di sicurezza pubblica e la conseguente caduta del ‘pino conteso’ a causa del fortunale dei primi di settembre che ne aveva strappato le radici dal suolo, si pensava ad un pressoché immediato intervento da parte dei lavori pubblici per rimettere in sesto la strada visto che non erano più presenti ‘ostacoli’.
Ma non è così. La strada è ancora chiusa e, soprattutto, gli annunciati interventi per rimettere in sicurezza la strada non sembrano arrivare. Se tra i cittadini residenti la si butta sulla battuta, “Probabilmente lasceranno così e ci metteranno una targa con scritto ‘avevamo ragione noi’, un bel monumento insomma”, ci dice ridendo un signore residente nel tratto di via, mentre altri si lasciando a diverse considerazioni, “Sembrava che la colpa fosse del tremendo albero: adesso che non c’è più niente è cambiato”, “è vergognoso”, “Il pino è caduto, qual è il prossimo alibi?”, i proprietari della pasticceria, lanciano un appello all’amministrazione.
“Mi riferisco a chi di competenza che non so neanche chi sia dopo uno scaricabarile infinito – precisano i proprietari in un messaggio lasciato via social – è possibile che una strada in centro di una città possa stare chiusa 120 giorni . Anche i cittadini stessi, nessuno si ribella a questa situazione assurda di mala gestione. A me non ascolta nessuno e sembra che a nessuno interessi: spero che qualcuno che ha il potere si metta una mano sulla coscienza”



