La ricerca è uscita dai laboratori e dalle aule universitarie e per due giorni ha preso le strade e le piazze di Siena. Sono state oltre 2.500 le persone che hanno partecipato alla Bright-Night dell’Università di Siena, tra circa mille studenti delle scuole medie e superiori e 1.500 cittadini. Più di 150 appuntamenti hanno trasformato Santa Maria della Scala e altri spazi del centro in un grande laboratorio aperto alla città.
Il via è stato dato dalla Large Street Band, che nel pomeriggio ha accompagnato il pubblico dal Rettorato fino a Santa Maria della Scala. Qui, alle 15.30, il taglio del nastro ha dato ufficialmente il via agli appuntamenti. Nei circa 50 stand allestiti all’interno del complesso si sono alternati esperimenti, esposizioni, incontri e attività dedicate a discipline molto diverse tra loro.
Poi la ricerca è uscita ancora una volta dagli stand. Gli AperiTalk hanno portato ricercatrici e ricercatori a confrontarsi con il pubblico su temi che vanno dal rapporto tra cervello e robot alla lotta ai tumori, dalle malattie infettive alla biodiversità, fino alle neuroscienze, alla crescita di bambini e adolescenti e al fine vita.
A chiudere la serata “Cerebro_Mundi” di Ottodix, spettacolo che mette insieme musica, immagini, divulgazione scientifica e ambiente.
“La Bright-Night 2026 dell’Università di Siena ha avuto tante sfaccettature e tutte sono riuscite a trasmettere alla società che è fuori dalle aule universitarie quanta ricchezza, impegno e passione ci sia nel nostro mondo, tra le nostre ricercatrici e i nostri ricercatori. Siamo soddisfatti e orgogliosi di queste due giornate a Siena, così come delle iniziative tenute ad Arezzo, Grosseto e San Giovanni Valdarno, che hanno testimoniato l’esistenza di un legame forte con il nostro territorio di riferimento, i suoi enti e le sue realtà aziendali” ha commentato il rettore Roberto Di Pietra.
Per Chiara Mocenni, delegata alla Terza Missione, i numeri confermano l’interesse del pubblico verso la divulgazione scientifica: “I dati di questo anno ci confortano molto, perché confermano quanto la cultura e la scienza sappiano coinvolgere, appassionare e richiamare un pubblico ampio e partecipe, conquistando l’attenzione e il riconoscimento che meritano nella nostra società”.



