È ancora vivo il ricordo della notte dell’incendio per le sei famiglie sfollate dalla palazzina di San Vito, a Lucca, dopo il rogo mortale che ha reso inagibili le abitazioni. A due giorni dalle fiamme, paura e tensione restano forti, insieme al timore di rivivere quei momenti. Le famiglie sono ospitate a Villa Pardini, dove hanno trovato assistenza e il sostegno di una psicologa. Dagli appartamenti hanno potuto recuperare soltanto una parte degli effetti personali, in alcuni casi accompagnate dai vigili del fuoco.
Per Flavio Castellani, che vive nell’abitazione accanto a quella da cui è partito l’incendio, anche la luce rossa delle stufe installate sotto il tendone dell’accoglienza ha riacceso la paura. “Abbiamo iniziato tutti a dire di no e a chiedere di spegnerle”, racconta. La presenza degli altri sfollati aiuta ad affrontare il trauma. “Qui siamo tutti insieme.
Si tratta di un trauma e possiamo elaborarlo meglio che da soli”, spiega Castellani. Tra le persone accolte c’è anche Arianna Carani, arrivata con il marito e i due figli. La figlia di dieci anni fatica ancora a parlare dell’incendio e ha chiesto alla madre di evitare l’argomento anche a scuola. La donna, invece, racconta di aver trovato nella psicologa uno spazio per esprimere paura e tensione.
La famiglia Carani è stata l’ultima a lasciare la palazzina. Di fronte al fumo ormai troppo intenso per scendere dalle scale, si è rifugiata sul terrazzo in attesa dei soccorsi. Ora, a Villa Pardini, le sei famiglie cercano di affrontare insieme i giorni successivi al rogo, con la speranza di poter tornare presto nelle proprie abitazioni.



