Matteo Renzi chiude la Leopolda con un appello all’unità del centrosinistra e mette nel mirino Giorgia Meloni. Nel suo intervento conclusivo alla Leopolda 14, il leader di Italia Viva ha indicato quello che considera il bivio decisivo della prossima fase politica: da una parte la vittoria della premier e il rischio, secondo Renzi, di un rafforzamento senza precedenti della destra; dall’altra la possibilità per il centrosinistra di tornare competitivo, a condizione però di presentarsi unito.
“C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale, prende tutto. Oppure va a casa. La partita non riguarda noi, è secca: o Meloni va al Quirinale o va a casa. Io lavoro perché vada a casa”, ha detto Renzi dal palco della Leopolda.
L’ex presidente del Consiglio ha spiegato di non essere interessato, in questa fase, alla distribuzione dei futuri incarichi di governo. “Non mi importa chi fa il premier o il ministro. In questa fase non mi interessa”, ha sottolineato, spostando l’attenzione sulla necessità di costruire un’alternativa politica alla maggioranza.
Per Renzi, infatti, il vero punto della partita sarebbe l’unità del centrosinistra. “Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore ce lo abbiamo noi”, ha affermato. Un messaggio rivolto soprattutto alle diverse forze dell’area progressista, che secondo il leader di Italia Viva rischiano di perdere tempo in discussioni interne mentre la destra potrebbe consolidare il proprio consenso.
“Da giorni stiamo discutendo del niente mentre c’è il rischio che si cambi la Costituzione de facto perché se vince la Meloni sarà un presidenzialismo de facto”, ha aggiunto Renzi, parlando di un possibile rafforzamento del ruolo politico della premier e del centrodestra.
Il leader di Italia Viva ha quindi richiamato il precedente di Matteo Salvini, ricordando la stagione politica nella quale l’allora ministro dell’Interno chiedeva pieni poteri. “È come quando Salvini in mutande chiese i pieni poteri, ora il rischio che la destra si prenda Chigi e il Quirinale è un appello all’impegno”, ha detto Renzi, invitando il centrosinistra a reagire.
Nel suo intervento conclusivo alla Leopolda, Renzi ha affrontato anche il tema del ddl antisemitismo e il dibattito sulle posizioni di Liliana Segre. “In un mondo di Francesca Albanese io sono fiero di essere sempre dalla parte di Liliana Segre che significa essere dalla parte di me stesso”, ha dichiarato.
“Noi non abbiamo paura di nessuno su questi temi”, ha aggiunto Renzi, riferendosi anche alle discussioni nate attorno alle parole di Fedez sul ddl antisemitismo e sulla senatrice a vita.
Il leader di Italia Viva ha poi affrontato il tema della situazione in Medio Oriente, sostenendo che dietro Hamas e Hezbollah vi sarebbe il sostegno finanziario iraniano e indicando nell’Iran un elemento centrale dello scenario regionale. “L’auspicio è che Bibi Netanyahu sia sconfitto alle elezioni”, ha affermato Renzi, aggiungendo però che, a suo giudizio, dietro Hamas, Huthi e Hezbollah ci sarebbe “l’obiettivo di distruggere il riformismo arabo”.



