Poco più di mese fa a Viareggio nel muro che corre lungo la ferrovia eretto a seguito della strage del 29 giugno 2009, venne realizzato dall’artista Roberto Diatz un murales per ricordare Ciro Bertini, il partigiano detto Chittò che cadde in un agguato teso dai soldati tedeschi il 28 agosto 1944 a Gualdo, e la moglie Didala Ghilarducci, figura storica della resistenza versiliese scomparsa nel 2012.
E ieri, 15 ottobre, l’amara scoperta: il murales è stato deturpato con svastiche, croci celtiche e offese ai partigiani. In molti in città hanno fermamente condannato il gesto.
“Il murales ‘Essere umano, essere partigiano’ – dicono dall’Assemblea antifascista di Viareggio – è stato deturpato dalla mano neo-fascista di qualche codardo che non ha nemmeno il coraggio di metterci la faccia. Questo attacco non ci fa paura e non ci fa arretrare di un passo. Chi pensa di spaventarci o di cancellare la storia partigiana, ovvero quella dei veri patrioti che hanno liberato l’Italia dal dominio nazista tedesco alleato dei nostrani fascisti, non conosce né la storia, né la nostra città”.
Dall’Assemblea viene quindi lanciato un appello alla cittadinanza. “Per questo motivo chiamiamo a raccolta tutta la Viareggio antifascista e solidale a partecipare al presidio – dicono dall’Assemblea – Ci ritroveremo sabato 17 ottobre alle 10:30 lì, insieme, non solo per respingere questa provocazione, ma per restaurare immediatamente il murales e restituire dignità ai volti di Chittò e Didala”.
Parole di condanna sono arrivate anche da parte dell’amministrazione comunale. “Un gesto vergognoso e inaccettabile – dicono dall’amministrazione – Un atto che condanniamo con assoluta fermezza. Non si tratta soltanto di vandalismo, ma di un’offesa alla memoria, alla storia della nostra città e ai valori democratici e antifascisti sui quali si fonda la nostra Repubblica.
Viareggio è una città libera, democratica e antifascista. E tale resterà. Abbiamo già segnalato l’accaduto alla polizia di stato e alla municipale, chiedendo tutti gli accertamenti necessari per individuare i responsabili. Ci attiveremo anche per restituire al murale la dignità che merita. La memoria non si imbratta. Si custodisce, si rispetta e si tramanda”.



