Ci sono gli osservatori incantati, quelli distratti, quelli stanchi seduti sulle panche. I gruppi in posa, i visitatori che prendono appunti, quelli che stabiliscono una relazione con le opere. Statue ed esseri umani sono al centro del progetto fotografico di Massimo Pacifico, le cui immagini sono in mostra gratuitamente fino al 31 ottobre negli spazi della Libreria Brunelleschi dell’Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze: l’esposizione si intitola “A misura Duomo” e comprende una selezione di 27 immagini (formato 40 x 60) realizzate dal fotografo negli ambienti del museo dell’Opera.
Sono parte di un progetto fotografico più ampio , “Effetto Museo”, a cui Pacifico si dedica da dieci anni, e che pone l’attenzione sulle persone che visitano i musei e il loro rapporto con lo spazio e le opere d’arte. Le immagini esposte, quasi tutte inedite tranne due, raccontano le emozioni dei visitatori di fronte alle opere, creando affascinanti rispecchiamenti tra i capolavori e gli esseri umani. Un racconto per immagini di esperienze e sensazioni di fronte all’arte: “Sono immagini allo stesso tempo disincantate e antiretoriche, e ci schiudono uno spaccato di realtà, che solo un reporter attento e curioso poteva ritrarre”, ha commentato Giuseppe Giari, curatore della mostra con Vincenzo Circosta.
Antonio Natali, consigliere dell’Opera di Santa Maria del Fiore, ha commentato il lavoro di Pacifico: “Il tempo dei visitatori del Museo del Duomo che attraggono Massimo è quello sospeso, quello dell’incanto. In questo, il suo occhio è simile a quello di Edward Hopper”, e prosegue “Ognuno alla fine è solo; come soli sono quasi tutti i visitatori del museo di Massimo. Ma la solitudine non è da lui prospettata come una condizione connessa all’incomunicabilità. È piuttosto l’attitudine che di fronte a un’opera d’arte assume chi davvero voglia instaurare una relazione spirituale con la poesia altrui”.
Nato a Sulmona nel 1951, dopo la laurea in Scienze Politiche all’Università di Firenze Massimo Pacifico diventa fotografo professionista nel 1977. Lavora inizialmente per teatro, cinema e pubblicità, per poi dedicarsi al fotogiornalismo, realizzando reportage nei cinque continenti per importanti riviste internazionali. Ha esposto in numerose mostre personali in Italia e all’estero e ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1995. È fondatore e direttore delle riviste Verve, Bogart e della web review Barnum.



