Accordo UniPi e Parco Arcipelago Toscano: ricerca, turismo e maricoltura

Un’alleanza strategica per trasformare le isole dell’Arcipelago Toscano in un laboratorio a cielo aperto di sostenibilità, innovazione scientifica e alta formazione. E’ questo lo spirito del protocollo d’intesa triennale siglato la mattina del 3 novembre 2026 tra l’Università di Pisa e il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, firmato dal rettore Riccardo Zucchi e dal presidente dell’ente parco Matteo Arcenni.

L’accordo punta a connettere le competenze dell’ateneo pisano alle esigenze delle comunità insulari. Tra i primi progetti operativi figura un intervento in aiuto alla maricoltura dell’isola di Capraia, settore strategico in grave sofferenza per gli impatti del cambiamento climatico e per la diffusione di un batterio che sta causando un’anomala moria di orate e spigole negli allevamenti marini.
L’intesa prevede l’attivazione di summer school, borse di studio, cicli di seminari e tirocini formativi sul campo. I settori di ricerca spazieranno dalle scienze naturali, biologiche e geologiche all’agricoltura e alle foreste, passando per archeologia, storia, ingegneria, informatica e promozione del turismo sostenibile (naturalistico, culturale ed enogastronomico).

“Il rapporto con il territorio si alimenta attraverso la collaborazione – ha sottolineato il rettore Riccardo Zucchi -. La ricerca mette competenze al servizio del Parco, che a sua volta offre un contesto reale con cui confrontarsi. Grazie a Circle U., l’Arcipelago diventerà un laboratorio di innovazione e sostenibilità aperto all’Europa, unendo formazione, ricerca e partecipazione attiva”.
Grande soddisfazione anche per i vertici del Parco Nazionale, impegnati nella tutela di ambienti di straordinario valore ma esposti alle sfide ambientali del presente.

“La collaborazione con l’Università di Pisa rappresenta un pilastro strategico per coniugare ricerca di alto livello e tutela della biodiversità – ha infatti sottolineato il presidente del Parco, Matteo Arcenni -. I nostri ecosistemi insulari sono unici ma estremamente fragili. Mettere la scienza al servizio della conservazione della flora, della fauna e dell’agrobiodiversità ci permetterà di sviluppare monitoraggi innovativi e offrire un campo d’indagine straordinario ai giovani ricercatori”.

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