Bankitalia, in Toscana Pil a +0,8% a metà 2026. Ma c’è il nodo inflazione

Nel primo semestre del 2026 il Pil della Toscana è cresciuto dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato positivo, ma leggermente inferiore alla crescita stimata a livello nazionale. È quanto emerge dall’aggiornamento congiunturale sull’economia regionale realizzato dalla Banca d’Italia, che fotografa una situazione caratterizzata da segnali di ripresa, ma anche da alcune criticità.

Secondo l’analisi, l’industria ha proseguito il lento recupero avviato nella seconda metà del 2025, mentre il terziario ha mostrato nel complesso un andamento debole. Fanno eccezione i servizi legati al turismo, che hanno registrato risultati più positivi grazie all’aumento delle presenze di viaggiatori stranieri.

Tra gli elementi da segnalare c’è anche la crescita del potere d’acquisto delle famiglie, aumentato dello 0,7%, accompagnata da un incremento dei consumi pari all’1%. Numeri che, a prima vista, sembrerebbero indicare un miglioramento delle condizioni economiche dei toscani. Tuttavia, il quadro resta da monitorare, perché l’effetto positivo della crescita è in parte frenato dall’inflazione. Gli aumenti dei prezzi dei carburanti e dell’energia continuano infatti a pesare sui bilanci delle famiglie e sul loro potere di spesa.

«Questa è una tenuta che si basa su due elementi – osserva Vito Barone, direttore della sede di Firenze della Banca d’Italia –: ripresa dei consumi e spesa turistica. Nel Paese, invece, insieme ai consumi c’è una componente di investimenti che tiene su il Pil».

Proprio sugli investimenti, secondo Barone, sarà importante puntare per sostenere la crescita della Toscana nei prossimi anni. «Quello su cui bisognerebbe insistere sono gli investimenti, l’innovazione, attività che generano valore aggiunto e che guardino un po’ al futuro della regione», sottolinea.

Un obiettivo che passa anche dalle politiche regionali. Il programma che la Regione Toscana «in qualche maniera credo stia mettendo in atto – ha aggiunto Barone – è quello di attivare strumenti affinché crescano la produttività del lavoro e le attività che hanno valore aggiunto».

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