Il vino toscano guarda ai mercati internazionali in una fase delicata, tra tensioni geopolitiche, dazi e cambiamenti nei consumi. È dentro questo scenario che si apre a Firenze la sedicesima edizione di BuyWine Toscana, la manifestazione pensata per rafforzare l’export regionale mettendo faccia a faccia produttori e operatori stranieri. Per due giorni la Stazione Leopolda diventa un grande tavolo di trattative: 190 aziende vitivinicole, 175 buyer da 47 Paesi e oltre 3.500 incontri programmati attorno a circa 1.300 etichette.
La dimensione economica dell’evento sta tutta qui: creare occasioni concrete di mercato in un momento in cui il settore deve difendere e consolidare la propria presenza all’estero. Gli Stati Uniti e il Canada restano tra gli interlocutori principali, con una delle delegazioni più numerose presenti alla manifestazione, segno di un interesse che resiste nonostante una fase di maggiore prudenza alimentata dai dazi americani. Accanto al Nord America si rafforza la presenza dei Paesi del Mercosur e dell’America Latina, mentre in Asia continuano a pesare mercati consolidati come Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud, affiancati da realtà emergenti come Thailandia, Vietnam e Malesia. In Europa cresce invece l’attenzione dell’area centro-orientale, in particolare Polonia e Repubblica Ceca, insieme ai Paesi scandinavi.
Il contesto globale però resta incerto. Le tensioni internazionali e le restrizioni commerciali rappresentano una variabile con cui le aziende devono fare i conti, soprattutto nel momento in cui cercano nuovi sbocchi per diversificare l’export. «È una manifestazione consolidata che dimostra quanto la Toscana sia attrattiva», ha spiegato l’assessore regionale all’economia e all’agricoltura Leonardo Marras. «La presenza di quaranta operatori dal Nord America dimostra che di fronte alla qualità e alla capacità del nostro prodotto di penetrare i mercati le barriere possono essere superate».
Ma proprio lo scenario internazionale, con la crisi in Medio Oriente, alimenta le preoccupazioni. «Ho già chiesto ad Irpet di fare una valutazione sull’export», ha aggiunto Marras. «È difficile fare previsioni, ma se il conflitto dovesse durare a lungo i problemi per l’economia europea sarebbero inevitabili. Non dobbiamo però fasciarci la testa prima di averla rotta: la priorità è consolidare i mercati e monitorare con attenzione la situazione».
Dentro questa incertezza, l’innovazione diventa una leva decisiva. Gli operatori internazionali cercano prodotti capaci di intercettare nuovi gusti e nuove modalità di consumo, con una crescente attenzione anche al packaging e all’adattamento alle normative dei diversi Paesi. Partecipare a BuyWine Toscana significa quindi non solo vendere, ma anche capire dove sta andando il mercato e come cambiano le richieste della domanda globale.
Il settore vitivinicolo toscano prova a rispondere puntando su qualità e sostenibilità. Quasi la metà delle aziende partecipanti è certificata biologica e quaranta imprese dispongono di certificazioni di sostenibilità. Un segnale di come il vino regionale stia cercando di rafforzare la propria competitività proprio nei mercati internazionali, dove oggi si gioca una parte decisiva del futuro economico del comparto.
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