Ad oltre due secoli dal soggiorno di Lord Byron all’ombra della Torre, le storiche sale che lo accolsero tornano ad aprirsi per celebrare l’eredità del celebre poeta britannico. Dal 25 settembre al 18 ottobre, il Salone degli Stucchi di Palazzo Toscanelli, dimora dell’autore sul Lungarno e oggi sede dell’Archivio di Stato di Pisa, farà da cornice alla mostra “Byron. L’inquietudine della libertà”.
La mostra trasforma lo storico palazzo in un luogo di memoria, dove i documenti d’epoca e la ricerca contemporanea si fondono per ricostruire la presenza di George Gordon Byron in città e l’impatto della sua figura sul Romanticismo europeo.
L’esposizione ripercorre i primi anni venti dell’Ottocento, periodo in cui Pisa divenne il punto di riferimento per una comunità cosmopolita di intellettuali, scrittori, poeti ed esuli. Giunto in città nell’autunno del 1821 sul Lungarno, Byron divenne il fulcro di quello che la storiografia avrebbe poi consacrato come il Pisan Circle.
Tra il 1820 e il 1822, attorno alle figure di George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley e Mary Shelley, si raccolsero personaggi del calibro di Leigh Hunt, Edward John Trelawny, Thomas Medwin, Teresa Guiccioli e Pietro Gamba. Più che un’accademia formale, il gruppo rappresentò una vera rete d’intense relazioni personali e intellettuali, guidata da un’ampia visione europea e dall’idea che la letteratura dovesse essere strettamente connessa al dibattito politico e sociale dell’epoca.
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La realizzazione della mostra è il frutto di una collaborazione scientifica guidata dall’Archivio di Stato di Pisa con il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e il Gabinetto scientifico letterario Vieusseux, con il contributo della Scuola Normale Superiore, di Palazzo Guiccioli – Musei Byron e del Risorgimento e della Italian Byron Society.
Ad arricchire il percorso documentario dell’Archivio interviene uno sguardo artistico e attuale: la sezione fotografica “Byron contemporaneo”, curata da Daniela Ferrari con i rullini del fotografo Giampiero Corelli, intesa a creare un ponte visivo tra la figura storica del poeta e la sensibilità del mondo moderno.



