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Crac Banca Etruria, condanna in appello per l’ex presidente

Colpo di scena nel processo d’appello sul crac di Banca Etruria, con una sentenza che ribalta in parte quanto deciso in primo grado. La Corte d’appello di Firenze ha condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, l’ultimo ex presidente dell’istituto, precedentemente assolto dal tribunale di Arezzo.
La condanna riguarda l’ipotesi di bancarotta fraudolenta legata alla liquidazione, pari a circa 400 mila euro, riconosciuta all’allora direttore generale della banca. Una decisione che ha sorpreso la difesa, ora in attesa delle motivazioni per valutare un possibile ricorso in Cassazione.
I giudici di secondo grado hanno inoltre ribaltato un’altra assoluzione, infliggendo una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione a un dirigente di un istituto collegato. È stata invece ridotta la pena per un ex consigliere della banca, che passa da sei anni a cinque anni e due mesi di carcere.
Per il resto degli imputati, la Corte ha confermato il verdetto di primo grado, che si era concluso con 23 assoluzioni e una sola condanna. Diverse posizioni risultano quindi definitivamente archiviate.
Il procedimento per bancarotta fraudolenta e semplice era scattato dopo la dichiarazione di insolvenza dell’istituto, avvenuta nel novembre 2015 e culminata con la risoluzione della banca. Secondo l’accusa, alcune operazioni di credito sarebbero state concesse in conflitto di interessi o a favore di aziende prive di adeguate garanzie, causando un progressivo impoverimento delle casse. Una ricostruzione che in primo grado era stata in gran parte respinta, ritenendo le operazioni riconducibili al normale rischio d’impresa, salvo casi specifici.
Soddisfazione è stata espressa dai legali dei risparmiatori, molti dei quali avevano investito in obbligazioni poi azzerate dal fallimento. Sul piano civile, intanto, l’azione di responsabilità avviata dal liquidatore contro l’ex management e gli ex consiglieri dell’istituto, per un maxi risarcimento danni, è stata rinviata al 2027, dopo il mancato accordo tra le parti.

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