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Fine vita in Toscana, Giani riferirà in aula dopo la decisione della Consulta

Dopo la recente pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge regionale toscana che disciplina il suicidio medicalmente assistito, il tema torna al centro del dibattito politico in Consiglio regionale. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, riferirà in aula sugli sviluppi e sulle conseguenze della decisione della Consulta, accogliendo una richiesta avanzata da Forza Italia.
A darne notizia è Marco Stella, capogruppo azzurro in Consiglio regionale, che sottolinea come l’iniziativa sia nata dall’esigenza di fare chiarezza nei confronti dei cittadini. Secondo Stella, la sentenza della Corte Costituzionale ha evidenziato una serie di profili di illegittimità, stabilendo che la normativa approvata dalla Regione ha oltrepassato i confini delle competenze legislative regionali, entrando in ambiti riservati allo Stato.
Nel dettaglio, la Consulta ha censurato diverse parti della legge. Tra queste, l’articolo 2, che definisce i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito, e gli articoli 5 e 6, nella misura in cui fissano tempi stringenti per la verifica delle condizioni e per la definizione delle modalità operative. Bocciato anche l’articolo 7, comma 1, che attribuisce alle aziende sanitarie locali l’obbligo di garantire supporto tecnico, farmacologico e assistenza sanitaria nella fase di preparazione all’autosomministrazione del farmaco.
Per il capogruppo di Forza Italia, la legge approvata dalla Toscana rappresenta il risultato di una scelta politica precisa. Stella parla di uno scontro istituzionale voluto dalla maggioranza di centrosinistra — Partito Democratico, Italia Viva e Movimento 5 Stelle — che avrebbe dato vita a una norma dal forte valore simbolico ma priva di solide basi giuridiche.
Alla luce della decisione della Corte Costituzionale, Forza Italia auspica ora un cambio di rotta. L’invito rivolto alla Giunta e alla maggioranza che governa la Regione è quello di ritirare la legge e interrompere quella che viene definita una battaglia ideologica, rimettendo la materia nelle mani del legislatore nazionale. Secondo Stella, infatti, temi così delicati dovrebbero essere affrontati dal Parlamento, unico soggetto titolato a legiferare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

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