“La situazione all’interno del cantiere è ogni giorno più difficile e la fiducia dei lavoratori sta venendo meno. Non c’è più tempo da perdere. Serve un’accelerazione netta e la riconvocazione del tavolo nel più breve tempo possibile”. Grido di allarme dei segretari Bruno Casotti di Fim Cisl, Umberto Faita di Fiom e Giacomo Saisi della Uilm, durante l’incontro avvenuto a Firenze questa mattina, 20 luglio, tra le organizzazioni sindacali e Valerio Fabiani, responsabile dell’Unità di Crisi della regione Toscana, per fare il punto sulla delicata vertenza aziendale e definire i prossimi passi a tutela del sito produttivo del The Italian Sea Group di Marina di Carrara che, tra lavoratori e indotto, conta più di 2mila persone.
Le sigle sindacali hanno chiesto con forza l’attivazione immediata di un percorso condiviso e rapido. “La prima tappa imprescindibile – proseguono i sindacalisti – deve essere un confronto diretto dell’ente regionale con tutti i soggetti della procedura, inclusi la proprietà e i commissari, volto a fare immediata chiarezza sulle reali intenzioni e sulla strada che intendono intraprendere. Solo successivamente si dovrà procedere a un tavolo in plenaria con tutte le parti coinvolte, finalizzato a individuare un piano industriale serio, che metta al centro la salvaguardia totale dei livelli occupazionali”.
Nel corso dell’incontro si è affrontato anche il tema dei manifestati interessi da parte di altre società a rilevare l’azienda. “La Regione ha dato la propria disponibilità a incontrarli – sottolineano i sindacalisti – ma come Fim, Fiom e Uilm abbiamo ribadito che qualsiasi trattativa dovrà avere come precondizione vincolante la piena tutela di ogni singolo posto di lavoro”.
Massima preoccupazione è stata espressa, infine, per la tenuta delle ditte in appalto, attualmente in gravissima sofferenza. I sindacati hanno sollevato il “problema del rigetto, da parte dell’Inps, delle domande di Cassa Integrazione Ordinaria per alcune di queste realtà dell’indotto, chiedendo un intervento tempestivo per sbloccare la situazione burocratica prima che la crisi diventi irreversibile”.



