Due pesi e due feste: il curioso silenzio di Murzi

Nel 2019 bastava un cammello sulla spiaggia per far insorgere il sindaco di Forte dei Marmi. Oggi, invece, davanti a una festa in perfetto stile Las Vegas organizzata al bagno Alpemare, sembra calato un curioso silenzio.

La domanda non è se Forte dei Marmi debba avere feste, musica, eventi e iniziative capaci di attirare pubblico. La domanda è un’altra: le regole e i criteri valgono davvero per tutti allo stesso modo?

Otto anni fa Bruno Murzi, davanti alla festa araba organizzata al Maitò, aveva scelto una posizione molto netta. In nome della tradizione del Forte aveva spiegato che gli imprenditori potevano certamente innovare, ma senza alterare l’identità della località. E sul famoso cammello arrivò perfino l’ordinanza comunale che vietava l’utilizzo degli animali a fini commerciali sulle aree demaniali. Della festa coi cammelli il sindaco era tornato a parlare anche qualche mese fa. (“Sono stato il primo sindaco che ha avuto la festa col cammello, ricordò Murzi nel Consiglio comunale dello scorso 26 marzo)

Oggi lo scenario è decisamente diverso. Ad Alpemare, lo stabilimento della famiglia Bocelli, il calendario degli eventi prevede serate di grande richiamo, musica, intrattenimento e party sulla spiaggia. Il 26 luglio, nell’ambito di Notti Toscane, è andato in scena un vero e proprio beach party con aperitivo al tramonto, cena e musica. E per Ferragosto Alpemare è stato addirittura trasformato, nelle parole degli organizzatori, in “Alpe Vegas”: un’immagine che non lascia certo pensare alla sobrietà balneare o alla tutela di una presunta tradizione immutabile

E allora viene spontaneo chiedersi: che cosa è cambiato?

È cambiata la sensibilità dell’amministrazione? Sono cambiate le regole? È cambiata l’idea di cosa sia compatibile con la tradizione di Forte dei Marmi? Oppure semplicemente, quando a organizzare una festa è un determinato stabilimento o un determinato personaggio, il metro di giudizio diventa improvvisamente più elastico?

Perché il punto non è il cammello. E nemmeno Las Vegas.

Il punto è la coerenza amministrativa.

Se nel 2019 si sosteneva che le feste non dovessero alterare l’identità del Forte, sarebbe interessante sapere quale differenza sostanziale consenta oggi di considerare perfettamente compatibili con quella stessa identità eventi sempre più spettacolari, esclusivi e internazionali.

E se invece Murzi ha semplicemente cambiato idea, nulla di male: gli amministratori possono cambiare posizione. Ma allora sarebbe doveroso dirlo apertamente.

Perché ciò che stona non è che Forte dei Marmi abbia voglia di divertirsi. Stona l’impressione che la severità delle regole possa dipendere da chi organizza la festa.

Nel 2019 un cammello diventò una questione politica. Nel 2026 una serata “Alpe Vegas” sembra invece non meritare neppure un sopracciglio alzato.

Forse, più che chiedersi dove sia finita la tradizione, bisognerebbe chiedersi dove sia finita la coerenza.

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