Una scultura delicatissima, sperimentale, in cartapesta e cava all’interno. La “Madonna col Bambino e due putti”, meglio nota come Madonna delle Muneghette, è una composizione attribuita a Jacopo Sansovino (Jacopo Tatti detto il Sansovino, Firenze 1486 – Venezia 1570), raro esempio di come il maestro rinascimentale amasse cimentarsi con la materia più disparata. Sottoposta a un importante restauro da parte dell’Opificio delle Pietre dure, è ora esposta fino al 30 settembre nel museo dell’istituzione fiorentina dove è possibile ammirarne non solo la notevole fattura ma anche la straordinaria abilità dei restauratori che le hanno garantito una lunga vita.
Realizzata con tela, gesso e parti in cartapesta, è oggi considerata un’opera compiuta, pensata per committenze dalle risorse più contenute. Era stata già sottoposta a un primo intervento di restauro durante gli anni Settanta, che però non era stato risolutivo; l’attuale intervento ha coinvolto diversi laboratori dell’Istituto per risolvere gravi problemi strutturali e restituire leggibilità al gruppo scultoreo. Tra le innovazioni impiegate, la ricostruzione di elementi mancanti attraverso scansione e stampa 3D, integrati con un nuovo sistema di sostegno interno che ha permesso di recuperare la corretta inclinazione dell’opera. L’intervento di restauro, finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure.
Abitualmente conservata presso l’I.R.E. – Istituzioni di Ricovero ed Educazione di Venezia, l’esposizione dell’opera dopo il recupero rientra nell’ambito della rassegna “Caring for Art. Restauri in mostra”, volta a valorizzare gli interventi degli specialisti dell’Opificio, autorità mondiale del settore.
Come ha spiegato la soprintendente dell’OPD Emanuela Daffra, il restauro ha restituito la forza espressiva della Madonna, preservando al tempo stesso le tracce della sua complessa storia conservativa e valorizzando la particolare tecnica esecutiva scelta da Sansovino: “Jacopo Tatti ci offre una interpretazione insieme raffinata e umanissima del tema antico della Madonna con Bambino. Certo, nell’immaginare questa giovane donna dal viso assorto aveva in mente la Vergine realizzata da Donatello per l’altare del Santo a Padova, ma questa, nel trattenere il figliolo, si piega materna a proteggerlo e a guardare i fedeli. Perciò, per restituire questo movimento, è stato fondamentale sostituire il supporto interno e risarcire le parti mancanti alle figure, mentre non si sono integrate le lacune che permettono di leggere la particolare tecnica esecutiva”.



