Due tavole, sei secoli di storia e un restauro che permette di tornare a guardarle con occhi nuovi. È in corso alla Galleria dell’Accademiadi Firenze la nuova esposizione del progetto Opere restaurate in esposizione, dedicata a due dipinti attribuiti al Maestro del 1416 e visitabile fino al 14 marzo 2027.
Le opere, riunite nelle sale del primo piano, sono la Madonna con Bambino e i santi Pietro, Antonio abate, Giuliano e Giovanni Battista e la Madonna con Bambino e otto angeli. L’allestimento racconta non solo la loro storia artistica, ma anche le indagini e gli interventi che hanno permesso di recuperarne la leggibilità.
Il Maestro del 1416 è il nome convenzionale attribuito a un pittore anonimo attivo a Firenze nel primo quarto del Quattrocento, forse identificabile con Bartolomeo di Pietro. La sua pittura conserva elementi della tradizione neo-giottesca, ma rivela anche l’apertura verso il Gotico internazionale, evidente nelle figure slanciate, nei panneggi e nelle raffinate soluzioni cromatiche vicine alla cultura di Lorenzo Monaco.
La prima tavola, datata 1416, è particolarmente importante per ricostruire la personalità dell’artista. Probabilmente commissionata dall’Arte dei Beccai, presenta la Madonna affiancata da quattro santi legati alla devozione fiorentina e alla corporazione.
Il restauro ha permesso di recuperare la pellicola pittorica, compromessa da precedenti puliture e da numerose ridipinture, restituendo equilibrio alla superficie e maggiore evidenza ai dettagli originali.
La Madonna con Bambino e otto angeli riprende invece un celebre modello di Bernardo Daddi, dipinto nel 1347 per Orsanmichele. L’opera, proveniente dal monastero di Santa Apollonia, è entrata nelle collezioni della Galleria dell’Accademia nel 2017 e viene presentata al pubblico per la prima volta dopo il restauro.
In questo caso, l’impiego del laser ha consentito di intervenire selettivamente sulla superficie pittorica e riportare alla luce il colore originale del manto della Vergine. Anche la cornice è stata recuperata e ricomposta, restituendo unità all’opera.
L’esposizione permette così di scoprire il lavoro spesso invisibile che precede la restituzione di un dipinto al pubblico: studio, diagnostica, restauro e conservazione diventano parte integrante dell’esperienza di visita.
Curata da Elvira Altiero ed Eleonora Pucci, la mostra è accompagnata da un video che documenta le diverse fasi degli interventi.



