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“Navi della morte” a Piombino: USB denuncia traffico d’armi verso il conflitto in Iran

La sigla sindacale Usb ha accusato il Governo di violare la legge 185/90, dichiaranto che: “Del materiale bellico è partito dallo scalo civile verso teatri di guerra”. Usb avrebbe quindi richiesto l’accesso agli atti che gli sarebbe stato negato in virtù del “segreto militare” a conferma di quanto affermato proprio dal sindacato. In risposta è stato quindi èroclamato lo sciopero generale per il 18 maggio.

Secondo l’Unione Sindacale di Base (USB), il porto civile di Piombino sarebbe stato utilizzato lo scorso 30 marzo per il carico della nave Capucine con cartucce, detonatori e tritolo. Il carico sarebbe stato diretto al porto di Gedda, in Arabia Saudita, in una fase critica del conflitto che vede coinvolti USA, Israele e Iran.

L’Agenzia delle Dogane ha negato l’accesso agli atti richiesto dalla stampa, confermando implicitamente l’operazione poiché la diffusione dei dati creerebbe un “pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti alla difesa”. L’organizzazione sindacale contesta apertamente la partecipazione dell’Italia al conflitto attraverso la fornitura di armi, citando la normativa nazionale che vieterebbe tali transiti verso paesi in guerra.

“Le armi sono transitate dal nostro porto civile per andare a uccidere lavoratori e lavoratrici come noi. Fornire armi a un paese in guerra non vuol dire partecipare attivamente? Il Governo ha scelto la sudditanza verso Israele e USA, mettendo a rischio la nostra sicurezza”.

Il sindacato ha indetto una mobilitazione in due fasi per rispondere a quella che definisce “complicità nel genocidio” e per proteggere i lavoratori dalle ricadute economiche dei conflitti (inflazione e tagli ai salari). Il 14 maggio infatti a Piombino dalle 16 alle 19 si terrà un’iniziativa pubblica organizzata insieme alla “Donne in Nero” per discutere della militarizzazione delle infrastrutture pubbliche ed immaginare un altro sviluppo per i porti italiani.

Il clou delle mobilitazioni però è previsto per il 18 maggio, data fissata per lo sciopero generale indetto proprio contro la guerra e il traffico d’armi. Secondo l’USB, nonostante l’esposto inviato a Procura, Capitaneria e Guardia di Finanza, nessun ente ha ritenuto necessario bloccare il transito del materiale bellico.

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