Pontedera: il cartello offensivo all’ingresso in città

Pontedera ormai da anni è caratterizzata da una grande multiculturalità al suo interno, una convivenza non sempre facile ma diventata un vero e proprio esempio di integrazione. Nonostante questo però continuano a ripetersi episodi di razzismo, l’ultimo dei quali ha vista modificare il cartello stradale all’ingresso della città da Pontedera a “Pontenegra”.

Un episodio che chiaramente ha suscitato forte preoccupazione, ma soprattutto una ferma condanna. L’associazione Senegal Solidarietà di Pontedera ha infatti diffuso una dura nota per denunciare i recenti episodi di discriminazione registrati in città, proprio a partire dall’apparizione del cartello incriminato.

Nel comunicato l’associazione sottolinea come la sicurezza sia un diritto incontestabile di tutti, le cui responsabilità debbano sempre essere accertate a livello individuale senza criminalizzare intere comunità. L’associazione punta il dito contro le recenti narrazioni politiche incentrate sul concetto di “remigrazione”.

“Quando si comincia a parlare genericamente di persone che dovrebbero “tornare a casa”, occorre chiedersi di chi si stia parlando. Di chi vive in Italia da venti o trent’anni? Di chi lavora nelle nostre aziende, assiste i nostri anziani o dei ragazzi nati e cresciuti qui? Il rischio è quello di creare cittadini di serie A e di serie B. Dopo più di vent’anni di vita condivisa, la comunità senegalese non è una comunità ‘ospite’ di Pontedera. E’ Pontedera”.

L’associazione ha quindi condannato il cartello sopracitato, rifiutando la possibilità che il gesto possa essere sminuito o derubricato a semplice goliardia.

“Quella parola utilizza il colore della pelle come strumento di disprezzo e prova a trasformare la presenza di cittadini africani in qualcosa di cui avere paura o vergogna. Pontedera non è ‘Pontenegra’, è la città di tutti coloro che la abitano e la rispettano. Chiediamo a istituzioni, forze politiche, scuole e sindacati – conclude l’associazione – di non sottovalutare questi segnali e di rispondere con chiarezza a ogni forma di razzismo”.

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