E’ stato presentato nei giorni scorsi il rapporto 2026 dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e le risorse della Caritas di Pisa. Il report, intitolato “In frantumi”, è stato curato da Francesco Paletti insieme all’arcivescovo Saverio Cannistrà e al direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli, il documento traccia un quadro allarmante dell’impoverimento nel territorio pisano, registrando numeri record di assistiti persino superiori a quelli registrati durante l’emergenza pandemica da Covid-19.
Nel corso del 2025, la Caritas diocesana ha infatti incontrato 2.199 persone, con un incremento del +20.2% rispetto all’anno precedente. Se si considerano anche i familiari conviventi, 2.146 figli (di cui 1.519 minori) e 246 tra coniugi, genitori e fratelli, il totale delle persone assistite sale a 4.591, ovvero una comunità paragonabile per dimensioni a quella dei comuni di Palaia o Peccioli.
Il dato del 2025 risulta particolarmente significativo perché maturato in un anno privo di emergenze improvvise o dell’attivazione di nuovi servizi straordinari. A crescere non sono stati principalmente i primi accessi (solo 61 in più su 369), ma la cosiddetta “povertà di ritorno”: persone già seguite in passato che, dopo un periodo di temporaneo miglioramento, sono dovute tornare a chiedere aiuto.
Le cause principali individuate dal report sono due, ovvero l’emergenza abitativa e l’incertezza nei servizi sociali. Inoltre il rapporto conferma la crescita costante del fenomeno del lavoro povero, sono state 453 le persone occupate ma costrette a richiedere l’aiuto della Caritas nel 2025 (+36% rispetto al 2024 e +194% rispetto al 2008). Infine resta altissima anche l’incidenza della povertà minorile. Alla Cittadella della Solidarietà, l’emporio solidale della diocesi, sono state sostenute 453 famiglie per un totale di 1.597 persone, di cui il 35.9% (574) minorenni.
“Non sia dato per carità ciò che è dovuto per giustizia – ha commentato l’Arcivescovo Cannistrà -. Il dilemma davanti a cui si trovano oggi la Caritas e la Chiesa è assistere chi è nel bisogno, ma allo stesso tempo impegnarsi perché le persone non debbano ricevere per carità ciò a cui hanno diritto come cittadini”.



