Non è iniziata nel migliore dei modi l’esperienza pisana di Engy Abdlal, la studentessa palestinese arrivata nella città della Torre per frequentare il corso di laurea magistrale in Scienze della Pace. La notizia del suo arrivo a Pisa era infatti stata annunciata dall’ateneo attraverso i propri canali social, ma anzichè ricevere messaggi di incoraggiamento la ragazza è stata invece sommersa da insulti. L’accaduto ha spinto l’Università di Pisa ha prendere una posizione di ferma condanna nei confronti degli utenti che hanno commentato l’arrivo in Italia della giovane reporter, le istituzioni universitarie hanno infatti ribadito solidarietà alla ragazza ribadendo il suo diritto a studiare e a costruire il proprio percorso professionale in un ambiente sicuro, accogliente e dignitoso.
I vertici accademici hanno rimarcato il confine netto tra dialettica pubblica e aggressione verbale. “Il confronto e il diritto di critica sono parte essenziale della vita universitaria e del dibattito pubblico, ma non possono diventare un pretesto per colpire la dignità delle persone” ha infatti dichiarato l’Università in una nota ufficiale.
Di fronte alla gravità degli attacchi, l’Ateneo ha disposto l’immediato oscuramento dei messaggi denigratori e ha annunciato di star valutando il ricorso alle vie legali così da tutelare l’incolumità morale della studentessa e dell’intera comunità universitaria.
La presa di posizione dell’Ateneo si estende anche a difesa del corso di laurea magistrale in Scienze per la Pace, finito a sua volta nel mirino di critiche e svalutazioni social. L’Università di Pisa ha rivendicato l’esperienza avviata nel 2001 e inserita nel solco dei Peace Studies internazionali, che colloca Pisa ai vertici nazionali nell’ambito della ricerca e della formazione sul contrasto ai conflitti, come confermato dal coordinamento della Rete delle Università per la Pace e dal ruolo guida nel dottorato nazionale di settore.
Un impegno formativo che trova radici istituzionali anche nello Statuto dell’Ateneo, modificato nel gennaio 2025 all’articolo 2, dove si stabilisce formalmente che l’Università “riconosce la pace quale principio fondamentale e si impegna a promuoverne l’applicazione nell’ambito di tutte le proprie attività istituzionali”.



