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Autovelox in Toscana: come capire se una multa è valida

In Toscana non tutti gli autovelox sono uguali agli occhi della legge. A fare chiarezza è il nuovo registro nazionale dei dispositivi di rilevazione della velocità, pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che stabilisce in modo ufficiale quali strumenti sono effettivamente autorizzati a rilevare infrazioni e quali, invece, non possono essere considerati attendibili ai fini delle sanzioni.
Il principio è semplice ma ha conseguenze importanti per gli automobilisti: solo gli autovelox inseriti nel registro ministeriale possono legittimamente produrre multe. Tutti gli altri, anche se installati sulle strade e apparentemente funzionanti, non risultano riconosciuti dallo Stato e le sanzioni da essi generate possono essere contestate.

Quando una multa può essere impugnata
Dal momento dell’entrata in vigore del registro, chi riceve una sanzione per eccesso di velocità può verificare in autonomia la regolarità del dispositivo utilizzato. Nel verbale devono essere indicati con precisione marca, modello e numero di matricola dell’autovelox. Questi dati possono essere confrontati con quelli presenti nella banca dati online del Ministero: se lo strumento non risulta registrato, la multa è potenzialmente nulla.
Questo vale per tutte le sanzioni elevate dopo la data di attivazione del registro. La verifica è un diritto del cittadino e rappresenta uno strumento concreto di tutela.


Perché nasce il registro nazionale

La banca dati ministeriale è la diretta conseguenza di una sentenza della Corte di Cassazione del 2024, che ha segnato un punto di svolta. I giudici hanno stabilito che le sanzioni rilevate da dispositivi solo approvati ma non omologati non sono valide. Una distinzione tecnica, ma decisiva, che ha aperto la strada a numerosi ricorsi e ha reso necessario un sistema chiaro e uniforme a livello nazionale.
Da qui l’obbligo per le amministrazioni di censire ogni singolo autovelox, indicando non solo il modello e la matricola, ma anche le versioni software, gli estremi di omologazione o approvazione, il chilometraggio esatto e la direzione di marcia controllata.


Più trasparenza per cittadini e controlli

L’obiettivo del registro è duplice: da un lato garantire trasparenza e legalità, dall’altro tutelare sia gli automobilisti sia le forze dell’ordine. Con pochi passaggi è possibile sapere se un dispositivo è effettivamente autorizzato a sanzionare, evitando contenziosi inutili e rafforzando la fiducia nei controlli stradali.

In sintesi, in Toscana – come nel resto d’Italia – non conta solo la presenza di un autovelox, ma la sua regolare registrazione e omologazione. Un dettaglio tecnico che può fare la differenza tra una multa valida e una sanzione annullabile.


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