Sono arrivati i primi provvedimenti nei confronti di coloro che sono stati identificati dalle forze dell’ordine come i promotori dell’aspra rivolta scoppiata all’interno della Casa Circondariale di Pisa nella notte fra il 30 settembre e il 1° ottobre scorso. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha infatti convalidato i provvedimenti nei confronti del cittadino colombiano Jerson German Bolanos (39 anni) e dei tre cittadini albanesi Ilber Arshi (39 anni), Andea Petroniq (43 anni) e Daniel Myrtaj (24 anni).
L’accusa per questi quattro detenuti è quella di aver orchestrato la rivolta e del reato di danneggiamento aggravato per aver devastato gran parte della sezione detentiva in cui erano custoditi. Per evitare il ripetersi di episodi simili a quelli visti settimana scorsa, e preservare così la sicurezza degli altri detenuti nonché del personale, i quattro indagati sono stati prontamente trasferiti e distribuiti in altri penitenziari della Toscana per ragioni di sicurezza e ordine interno.
A carico del ventiquattrenne Daniel Myrtaj è stata formulata anche la contestazione per l’uso indebito di dispositivi di comunicazione all’interno di un istituto di pena. Il giovane è stato infatti individuato come l’autore delle dirette streaming trasmesse sulla piattaforma social TikTok, utilizzate per diffondere immagini della sommossa e lanciare messaggi in lingua italiana e albanese contro i controlli e le intercettazioni ambientali in cella.
Chiaramente non sono stati solo in quattro a mettere a ferro e fuoco il Don Bosco, secondo il Gip infatti alla sommossa hanno preso parte attiva almeno altri 16 detenuti, già compiutamente identificati dalla Polizia Penitenziaria, oltre a diversi altri individui in fase di identificazione.
La sommossa, scoppiata intorno alle 19, ha visto i detenuti barricarsi all’interno del reparto, appiccando incendi e lanciando oggetti e sostanze scivolose per impedire l’accesso agli agenti di custodia. Negli scontri che ne sono seguiti diversi poliziotti penitenziari e reclusi sono rimasti contusi, richiedendo l’ingresso di varie ambulanze del 118 nel piazzale del penitenziario per garantire le prime cure.
In ogni caso le indagini della Procura proseguono per accertare e definire le singole responsabilità.



