Tragedia, l’ennesima, nelle carceri toscane, stavolta a Lucca. Un detenuto di 23 anni è stato trovato morto. Secondo quanto appreso il giovane si sarebbe tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo nella sua cella. A scoprire quanto accaduto gli agenti della polizia penitenziaria: inutili i soccorsi. Il 23enne, originario del Bangladesh, era recluso a Lucca da una decina di giorni dopo essere stato arrestato per furto. Il carcere di Lucca, come evidenziato nei giorni scorsi da Antigone e anche dalla giunta dell’Anm Toscana, è tra i più sovraffollati d’Italia, con una presenza di detenuti superiore al 200% della capienza prevista.
Il Sappe, attraverso il segretario regionale toscano Francesco Oliviero, parla di “un dramma che si poteva evitare. La questione dei soggetti violenti non può ricadere solo sulla Polizia Penitenziaria”. Oliviero ha spiegato che il detenuto “poco dopo aver ricevuto l’assistenza ordinaria e l’accensione di una sigaretta da parte del personale di Polizia Penitenziaria in servizio, l’uomo è stato rinvenuto esanime all’interno della propria cella, impiccato con delle lenzuola. Inutili i tempestivi tentativi di rianimazione da parte degli agenti, del medico di reparto e del personale del 118, che hanno solo potuto constatare il decesso”.
L’episodio riporta l’attenzione sulle condizioni delle carceri toscane e sul tema del sovraffollamento penitenziario. Dal carcere della Dogaia di Prato a quello di Sollicciano a Firenze, sindacati, associazioni e operatori continuano da tempo a denunciare una situazione sempre più difficile, tra carenza di personale, strutture inadeguate e numeri che mettono sotto pressione l’intero sistema carcerario.



