PRATO – Una nuova e inquietante scoperta scuote il carcere di Prato. Tre detenuti sono stati arrestati dopo essere stati sorpresi mentre utilizzavano telefoni cellulari all’interno della loro cella, proprio mentre alcuni droni sorvolavano l’area del penitenziario. I tre uomini, di origine campana e di età compresa tra i 26 e i 36 anni, erano reclusi nel carcere della Casa circondariale della Dogaia.
L’intervento della polizia penitenziaria è scattato nella sesta sezione dell’istituto, dove i detenuti sono stati colti in flagrante mentre telefonavano con tre smartphone all’interno della “camera di pernottamento”. In contemporanea, come confermato dagli accertamenti, alcuni droni stavano sorvolando l’area del carcere, facendo scattare ulteriori sospetti su un possibile traffico illecito dall’esterno.
Durante la perquisizione della cella, gli agenti hanno rinvenuto numerosi oggetti proibiti: diversi caricabatterie per cellulari, un tirapugni, tre punteruoli, una lama rudimentale, un paio di forbici e vari farmaci detenuti senza autorizzazione, in violazione delle norme penitenziarie.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Prato, hanno portato alla luce un quadro ancora più grave. Un altro detenuto, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti ed è stato posto sotto misure di tutela, ha raccontato di aver visto i tre gestire un vero e proprio sistema di approvvigionamento di stupefacenti tramite l’uso dei droni. La droga, una volta introdotta, sarebbe stata poi distribuita all’interno del carcere di Prato e anche in altri istituti penitenziari italiani. Secondo la stessa fonte, il gruppo avrebbe anche provveduto alla fornitura di armi e telefoni cellulari.
A confermare la solidità dell’impianto accusatorio è stato il procuratore Luca Tescaroli, che ha sottolineato come le dichiarazioni del collaboratore “trovino pieno riscontro nei materiali rinvenuti nel corso delle perquisizioni odierne”.
L’episodio riaccende i riflettori sul problema della sicurezza nelle carceri e sull’uso sempre più sofisticato della tecnologia per aggirare i controlli, con i droni che diventano uno strumento chiave per il traffico illecito dietro le sbarre.



