Fanfani: “La politica sulle carceri è solo retorica”

La situazione delle carceri italiane torna al centro del dibattito dopo l’ennesima tragedia. Nelle ultime ore un detenuto di 23 anni è stato trovato morto nel carcere di Lucca: secondo le prime ricostruzioni si tratterebbe di un suicidio. Un episodio che riaccende l’attenzione sulle condizioni degli istituti penitenziari e spinge il garante dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, a rivolgere un duro attacco alla politica.

I continui sopralluoghi della politica, i soliti concetti (“faremo”, “diremo”, “ci attiveremo”, “è inaccettabile”) hanno stancato il garante dei diritti dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani. Anche perché la realtà racconta di una situazione drammatica.

Ecco quindi che Fanfani fa una proposta e lancia un attacco alla politica: “Bisognerebbe – dice – aprire al popolo le carceri, che la gente venisse a vedere. Basterebbe entrare una sola volta in una cella per rendersi conto di quanto si possa essere ingiusti anche nei confronti di quelli che hanno sbagliato. Anche se hanno sbagliato molto, sia chiaro.

Io non mi fido della retorica della politica. In certe condizioni la politica è inevitabile che reagisca con atteggiamenti pieni sì di retorica: se la gente avesse la possibilità di vedere quei luoghi di persona si renderebbe conto anche della vacuità di questi interventi”.

Parlando della popolazione detenuta, Fanfani ricorda che “la stragrande maggioranza di quelli che sono in carcere dalle nostre parti sono dei disgraziati. È gente che non ha né arte né parte, il 50% sono stranieri. C’è una percentuale, oltre il 30%, di tossicodipendenti, di persone con doppia diagnosi, vale a dire tossicodipendenti e malati psichiatrici insieme.

In una situazione di questo tipo le carceri dovrebbero avere una funzione riabilitativa che attualmente non svolgono neanche in minima parte”.

Le dichiarazioni del garante arrivano in un momento in cui il tema del sovraffollamento, della salute mentale e delle condizioni di vita nelle carceri continua a essere al centro del confronto pubblico, anche alla luce dei numerosi episodi che hanno coinvolto gli istituti penitenziari italiani negli ultimi mesi.

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