Gianluca Paul Seung “aveva attentamente programmato il delitto” e sarebbe stato capace anche di “Modulare la propria volontà lesiva, orientatasi verso un’aggressione predatoria, scevra da scivolamenti psicologici e pienamente compatibili con l’esercizio del libero arbitrio”.
Sono, in estrema sintesi, il sunto delle motivazioni che hanno portato alla conferma di condanna all’ergastolo per il 38enne originario di Torre del Lago che il 21 aprile del 2023 aggredì la dottoressa Barbara Capovani – in seguito morta in ospedale per le ferite riportate – con un oggetto contundente davanti ad un reparto del Santa Chiara di Pisa.
In estate la Cassazione aveva respinto il ricorso dei legali di Seung che, da quanto ricostruito, aveva aggredito la dottoressa perché nel 2019, durante un ricovero in psichiatria, era stato contenuto al letto per proteggere delle giovani pazienti dalla sua aggressività. Un fatto mai perdonato e che avrebbe portato poi l’uomo ad architettare quanto fatto.
In altri contesti che lo avevano portato in tribunale, come lesioni o diffamazione, Seung era stato assolto perché dichiarato incapace di intendere e di volere. Ma in questo caso, complice anche il fatto – come riporta La Nazione – che Seung non aveva detto a nessuno cosa volesse fare e, soprattutto, avesse preso cautele come cambiarsi le scarpe e travisarsi con berretto e mascherina per non essere riconosciuto, la condotta finalizzata ad offendere e presumibilmente farla franca, sarebbe stata chiara.



