L’Accademia di Belle Arti di Carrara assume un ruolo centrale nella promozione dell’arte contemporanea diventando capofila di “Com.unità dell’Arte Diffusa”, un progetto ambizioso che mira a trasformare città e territori in un grande museo a cielo aperto, accessibile gratuitamente a tutti.
L’iniziativa, finanziata con fondi del Pnrr, mette in rete 18 istituzioni accademiche e culturali con l’obiettivo di favorire il dialogo tra linguaggi artistici diversi e rendere la produzione contemporanea parte integrante della vita quotidiana. Il progetto abbraccia una visione multidisciplinare che coinvolge design, arti applicate, teatro, danza, cinema, musica e nuove tecnologie.
Al centro di “Com.unità dell’Arte Diffusa” c’è la ricerca artistica, con un’attenzione particolare al lavoro di artisti, studiosi e studenti provenienti dall’Italia e dall’estero. Il risultato è un percorso diffuso che supera i confini tradizionali degli spazi espositivi, portando l’arte direttamente nei luoghi vissuti dalle comunità.
Tra gli appuntamenti già in programma spicca “Poetiche dell’oggetto”, la mostra ospitata al museo CARMI di Carrara e visitabile fino al 15 marzo, che riunisce opere di artisti affermati come Aron Demetz, Flavio Favelli e Paolo Grassino. Il 22 gennaio, invece, Palazzo del Medico accoglierà “Fabio Mauri. Arte e ideologia”, un’esposizione dedicata all’artista nel centenario della nascita.
Il calendario prosegue anche fuori dalla Toscana: fino al 30 aprile, all’Università Link di Roma, è in corso “Sperimentazioni tra arti e tecnologie”, un ciclo di workshop che indaga il rapporto tra scena teatrale e linguaggi tecnologici, esplorando nuove forme espressive e stimolando una riflessione critica su un teatro sempre più complesso e mediato.

Secondo Cinzia Monteverdi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, il progetto nasce da un’idea chiara e concreta: «Portare l’arte fuori dai musei e renderla parte integrante della vita quotidiana, nei territori e nelle città». Una visione condivisa dal direttore artistico Angelo Capasso, che descrive “Com.” come un grande contenitore in cui ogni artista, sede e studioso contribuisce a un corpus unitario e composito, tenuto insieme da una cornice concettuale flessibile e inclusiva.



