FIRENZE – Una manifestazione di protesta contro il regime iraniano si è svolta a Firenze, in piazza Santa Maria Novella, su iniziativa del movimento “Donna, vita, libertà”. Alla mobilitazione hanno partecipato alcune decine di persone, tra cittadini iraniani e sostenitori italiani, unite dalla richiesta di libertà e dalla denuncia della repressione in atto nella Repubblica islamica.
Tra slogan contro la dittatura di Teheran e cori a sostegno del popolo iraniano, i manifestanti hanno esposto bandiere dell’Iran, cartelli con i volti di giovani definiti “uccisi dal regime” e immagini di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià. Alla protesta hanno preso parte anche le assessore comunali Benedetta Albanese, Caterina Biti e Laura Sparavigna.
Nel corso dell’iniziativa si sono registrati momenti di tensione, in particolare quando un piccolo gruppo ha esposto una bandiera di Israele, gesto che ha suscitato reazioni contrastanti tra i presenti.
Sul significato e sui limiti della manifestazione è intervenuta Antonella Bund, che ha spiegato le ragioni della propria partecipazione e, allo stesso tempo, della scelta di allontanarsi dal presidio.
«Sono abituata a stare dalla parte di chi subisce il potere – ha dichiarato – e da anni chiediamo sostegno per le donne kurde e per chi in Iran rischia la vita per il dissenso politico». Bund ha spiegato di aver partecipato al presidio nella convinzione di ritrovare una comunità con cui ha condiviso in passato molte battaglie, comprese quelle contro le ingerenze internazionali.
«Quelle persone c’erano – ha aggiunto – ma erano una minoranza. Da molte altre posizioni espresse in piazza mi sento profondamente distante. Ho visto bandiere e simboli contro cui manifestiamo ogni altro giorno, ed è per questo che ho deciso di andare via».
Secondo Bund, il sostegno al popolo iraniano non può tradursi in una scelta forzata tra modelli di potere contrapposti: «L’alternativa non deve essere tra gli ayatollah e il ritorno della monarchia, né tra l’accettazione dell’attuale sistema iraniano e il sostegno ai disegni dell’amministrazione Trump». Una posizione che richiama la necessità, conclude, di una terza via fondata sui diritti, sull’autodeterminazione dei popoli e su una critica coerente a ogni forma di autoritarismo.
Dal palco è intervenuta anche Sanaz Partow, attivista iraniana di “Donna, vita, libertà”, che ha denunciato la gravità della repressione in Iran, parlando di informazioni frammentarie ma drammatiche che continuano a filtrare dal Paese e ribadendo che «saranno gli iraniani stessi a decidere il proprio futuro».
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