Forte dei Marmi, Capovani: «Abbiamo perso la nostra identità»

“In Comune, se si entra adesso, siamo dei numeri. Cosa che non siamo mai stati”. Franco Capovani, proprietario di Cicli Bendini e figura storica di Forte dei Marmi, non usa mezzi termini per parlare di come, a suo dire, il rapporto tra cittadini e istituzioni si sia ‘scollato’ nel corso degli anni.

Uno scollamento che sarebbe anche figlio della situazione venutasi a creare. “Tante famiglie purtroppo se ne sono andate e quindi di fortemarmini rimaniamo in pochi – spiega Capovani nel podcast Vivo Il Forte – Un po’ perché logicamente è cambiato il territorio e le persone stesse e un po’ materialmente è perché che è cambiata l’epoca in cui eravamo tutti insieme. Dovremmo rimanere una comunità, essere un pochino più fra mezzo a noi, invece che pensare ad essere in mezzo a tante persone di fuori che materialmente parlano di Forte dei Marmi, ma non sanno niente di Forte dei Marmi”.

Secondo Capovani parte dell’identità sarebbe venuta meno proprio per la mancanza di conoscenza di cos’era Forte dei Marmi. “Io cercherei di mantenere la la storicità del nostro Comune – spiega Capovani – cioè insegnare ai bimbi cosa vuol dire Forte dei Marmi, perché è nato, perché si festeggia Sant’Ermete ad agosto, perché in paese eravamo dei pescatori e verso Vaiana eravamo dei contadini. Ristabilire un po’ di storia, come voleva Emilio Tarabella, che parlava sempre di Forte dei Marmi. Forte dei Marmi ha storia, il problema è che non la tramandano e non lo vogliono fare. Forse è un po’ noiosa o forse si vergognano che siamo gente umile”.

Mancherebbero alcune i luoghi dove ritrovarsi. “Con gli anni sono stati levati, sono stati eliminati, danno noia – sentenzia Capovani – Dà noia il ricordo di cosa eravamo. Mio nonno diceva sempre ‘Sogna, ricorda e spera’, ovvero sognare il passato, ricordare il presente e spera nel futuro. Una cosa che non facciamo più. Non siamo più fortemarmini di una volta, è un po’ come fossimo disgregati”.

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