Omicidio Camaiore, il padre: “Mirko mi minacciava”

“Mirko mi minacciava”, “aveva problemi di tossicodipendenza e alcolismo”,
“Con mia moglie c’erano litigi”, “voleva andare via di casa e lasciarmi da solo col problema di Mirko”, “quando è tornato c’è stata un’altra discussione perché voleva soldi. Ho preso il fucile da caccia e ho sparato a tutti e due”.

Queste frasi, come riportato dall’Ansa, sono alcuni estratti dalla testimonianza resa davanti alla Pm Elena Leone da parte di Pietro Moriconi durante l’interrogatorio nella caserma dei carabinieri.

Il 63enne operaio edile di Camaiore, che nel pomeriggio del 24 giugno ha ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, ha ammesso di essere “preoccupato” dell’omosessualità del figlio ma avrebbe sostenuto un altro movente rispetto alla possibilità che il delitto fosse avvenuto perché non accettava che il figlio fosse gay.

“Era ingestibile, c’erano problemi psichiatrici” ha aggiunto Moriconi nei riguardi del figlio.
Moriconi è in carcere a Lucca, in stato di fermo per duplice omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Stamani, 26 giugno, è prevista l’udienza di convalida con
l’interrogatorio di garanzia davanti a un giudice.

Stando a quanto ha affermato l’avvocato Giacomo Fabbri, difensore d’ufficio di Moriconi, il 63enne era “esasperato da una situazione
familiare che non poteva più sostenere venutasi a creare nel tempo” e “Non è vero, come leggo, che provasse odio per il figlio perché diceva di essere gay” ma sarebbe stato “preoccupato per lui, per la sua condizione generale” col ragazzo che “fin da piccolo ha avuto altre problematiche ed anche oggi
manifestava dei problemi”.

Stasera a Camaiore é prevista una fiaccolata in ricordo delle due persone uccise con partenza alle 21 da piazza Romboni e arrivo alla casa dove è avvenuta la tragedia.

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