Omicidio nel carcere di Prato, il vescovo: “Sconcerto e dolore”

Il vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, ha espresso “sconcerto e dolore” per l’omicidio del detenuto di 32 anni avvenuto nel carcere della Dogaia, sottolineando come episodi di questo tipo compromettano la sicurezza e la convivenza all’interno dell’istituto penitenziario.

In una nota diffusa dalla diocesi, Nerbini ha spiegato di essere rimasto in contatto anche nella mattinata di venerdì con il direttore del carcere, manifestando forte preoccupazione per una situazione che definisce sempre più critica.

“Esprimo sconcerto e dolore per fatti delittuosi che mi colpiscono in profondità e che, come ha rilevato anche il procuratore della Repubblica, minano la sicurezza e la convivenza pacifica all’interno del carcere”, ha dichiarato il presule.

Il vescovo ha poi richiamato l’attenzione sulla progressiva riduzione delle risorse destinate al sistema penitenziario. “Vedo con sofferenza il progressivo assottigliarsi delle risorse, risorse che servirebbero ad alleviare la sofferenza di chi è detenuto e a rendere la pena efficace sul piano del reinserimento”, ha affermato.

Nerbini ha infine rivolto un appello alle istituzioni, auspicando che il grave episodio possa spingere il mondo politico ad adottare misure concrete per il carcere della Dogaia. La struttura ospita infatti oltre 640 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 589 posti, con celle che arrivano ad accogliere fino a quattro persone, in un contesto di forte sovraffollamento e crescenti difficoltà.

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