Pam Panorama conferma la linea dura: durante l’incontro del 20 novembre a Roma con le organizzazioni sindacali, l’azienda ha ribadito che non ritirerà i licenziamenti dei tre cassieri coinvolti nel discusso “test del finto cliente”, una prova interna in cui ispettori aziendali nascondono prodotti nel carrello per verificare la capacità del personale di individuare eventuali furti. Secondo la direzione, i lavoratori non avrebbero superato la verifica; per i sindacati, invece, si tratta di un metodo ingannevole e vessatorio utilizzato come pretesto per allontanare dipendenti storici privi di requisiti pensionistici e sostituirli con figure più giovani e precarie. I casi riguardano punti vendita di Siena e Livorno. Nel primo episodio, un cassiere con oltre dieci anni di anzianità ha denunciato di essere stato sottoposto più volte al test, con articoli nascosti tra prodotti ingombranti; il mancato riconoscimento della merce avrebbe portato al licenziamento immediato, con ripercussioni emotive e familiari significative. Nel punto vendita livornese, due lavoratori esperti sono stati a loro volta allontanati: uno dopo un test descritto dalle sigle sindacali come una vera e propria trappola costruita per indurlo all’errore, l’altro dopo una lunga serie di contestazioni ritenute pretestuose. Le organizzazioni dei lavoratori accusano l’azienda di ricorrere a strumenti punitivi e umilianti invece di instaurare un confronto trasparente, annunciando azioni legali per difendere la dignità delle persone coinvolte. Il “test del finto carrello”, spiegano i sindacati, è una pratica ancora utilizzata in alcune catene della grande distribuzione: un falso cliente si presenta alla cassa con oggetti nascosti tra prodotti più voluminosi per verificare l’attenzione del personale. Una procedura che, secondo le sigle, crea pressioni indebite, visto che i cassieri non sono addestrati a svolgere compiti di sorveglianza e non possono prevedere quando l’azienda deciderà di inviare il “cliente invisibile”.



