Nella giornata dei defunti la città di Pontedera si è ritrovata al Cimitero della Misericordia per rendere omaggio ad un uno degli uomini che più hanno contribuito alla costruzione dell’Italia: Giovanni Gronchi.
Una cerimonia sentita e partecipata, a cui hanno preso parte le autorità, i rappresentanti del Centro studi Gronchi e numerose associazioni del territorio, per tributare il giusto riconoscimento a una delle figure politiche e istituzionali più rilevanti della storia repubblicana.
Nel corso del suo intervento ufficiale, il sindaco di Pontedera, Matteo Franconi, ha voluto rimarcare il legame profondo tra la città e il terzo Presidente della Repubblica.
“Rendiamo omaggio a un nostro concittadino, a un Presidente emerito della Repubblica, a un uomo che ha servito le istituzioni con intelligenza e visione. Il suo lascito – ha dichiarato Franconi – è scolpito nell’identità di questo territorio. Lo scorso ottobre, in Consiglio comunale, alla presenza della figlia Cecilia e della nipote Laura, abbiamo celebrato i settant’anni dalla sua elezione al Quirinale”.
Il primo cittadino ha poi richiamato gli 80 anni della Repubblica italiana, caduto proprio quest’anno, sottolineando il contributo di Gronchi alla costruzione del percorso democratico italiano.
“Gronchi fu tra coloro che quella Repubblica contribuirono a costruire – ha infatti spiegato Franconi -. Della Costituzione fu poi custode, dal 1955 al 1962, con la fermezza di chi sa che i principi non si custodiscono con le parole, ma con la coerenza delle azioni”.
Nel ricordare la figura di Gronchi, il sindaco ha infine voluto estendere lo sguardo alle tensioni geopolitiche del presente, evidenziando la straordinaria attualità del pensiero dello statista pontederese.
“Gronchi seppe guardare lontano, oltre i confini, credendo nel dialogo tra i popoli come via maestra della pace. Oggi i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente ci riportano alla realtà più dolorosa, e quel suo insegnamento – ha concluso Franconi – resta l’unico antidoto al demone della sopraffazione e alla spirale infinita di violenza”.



