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Sanità Toscana: FdI propone il modello Piemonte per le liste d’attesa

Sanità, FdI incalza la Toscana: “Copiamo il modello Piemonte contro le liste d’attesa”

Una ricetta piemontese per curare la sanità toscana. È questa la strategia lanciata dal gruppo regionale di Fratelli d’Italia, che punta a scardinare il cronico problema delle lunghe attese per esami e visite specialistiche proponendo l’adozione di un sistema già collaudato con successo a Torino e dintorni.

L’idea è semplice quanto ambiziosa: tenere aperti gli ospedali oltre gli orari canonici, estendendo le prestazioni diagnostiche e ambulatoriali fino a mezzanotte e garantendo l’operatività anche durante i fine settimana. Un cambio di passo che, secondo i promotori, permetterebbe di abbattere drasticamente i tempi di attesa sfruttando al massimo i macchinari e le strutture già esistenti.

I numeri del successo piemontese

A testimoniare l’efficacia del provvedimento è intervenuto direttamente Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte, ospite a Firenze per illustrare i risultati ottenuti. “Grazie all’apertura serale e festiva degli ospedali – ha spiegato Riboldi – nel solo 2025 siamo riusciti a erogare 250.000 prestazioni extra. Il tutto con un investimento di circa 40 milioni di euro, una somma assolutamente sostenibile per il bilancio di qualsiasi Regione italiana”.

Risorse e scontro politico

In Toscana, la sfida si sposta ora sul piano economico e politico. Il consigliere regionale di FdI, Diego Petrucci, ha le idee chiare su dove reperire i fondi: “Il governo Meloni ha potenziato il Fondo sanitario nazionale, il che si tradurrà in 176 milioni di euro aggiuntivi per la Toscana nel 2026. Chiediamo che una quota di queste risorse venga destinata proprio a finanziare le prestazioni straordinarie del personale medico, sul modello piemontese”.

Nonostante una prima bocciatura in sede di bilancio da parte della maggioranza di centrosinistra, il centrodestra non demorde. “Nelle prossime settimane – ha annunciato Petrucci – presenteremo una proposta di legge ancora più dettagliata, basata su dati concreti e modelli regionali già attivi, per obbligare la Regione a investire concretamente sull’abbattimento delle liste d’attesa”.


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