“Qui ormai ci possiamo trovare fili diamantati, cavi di acciaio e detriti”. Sono quelli che avrebbero riempito le Pozze di Malbacco, nel comune di Seravezza, stando a quanto denunciano dall’associazione ambientalista Apuane Libere.
“Lo denunciamo da tempo – dicono da Apuane Libere – una distesa di materiale ha ricoperto luoghi che dovrebbero essere simbolo di bellezza e natura. Ma mentre il comune di Seravezza cerca di ricondurre tutto a piene e fenomeni naturali, noi denunciamo una realtà ben diversa: il materiale proveniente dalle aree estrattive a monte scende a valle, invadendo torrenti e pozze. Le cave non sono mondi isolati: quello che viene smosso lassù finisce nei luoghi dove le persone fanno il bagno e cercano refrigerio”.
L’associazione ambientalista, che domenica scorsa aveva organizzato una camminata di protesta nei luoghi dove dovrebbero aprirsi 8 cave nei prossimi mesi, lancia quindi un appello alle istituzioni.
“Sindaco, Comune, Parco delle Alpi Apuane: basta minimizzare, basta voltarsi dall’altra parte – attaccano dall’associazione – Vogliamo controlli seri, analisi indipendenti sui materiali accumulati e chiarezza sulla loro provenienza. Se si sostiene che sia tutto naturale, lo si dimostri con dati verificabili. Malbacco non è una discarica delle cave. La bellezza della Versilia non può essere sacrificata per il profitto del marmo”.



