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Università di Pisa, i conti tornano in attivo: il bilancio 2025 chiude in utile

I bilanci dell’Università di Pisa tornano a sorridere, il Consiglio di Amministrazione, ha infatti approvato il bilancio d’esercizio 2025 che si chiude con un utile di 519.298 euro. Si tratta di un risultato significativo che arriva dopo un 2024 chiuso in perdita (6,7 milioni di euro) a causa dei drastici tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).

Il ritorno all’utile è il frutto di una strategia combinata su più fronti, a partire dall’incremento dei proventi dalla didattica (grazie ai percorsi abilitanti per l’insegnamento e alla rimodulazione della contribuzione studentesca) e dei fondi legati a progetti di ricerca competitivi e commissionati da privati. Passando per un rigoroso contenimento dei costi di gestione corrente attraverso l’ottimizzazione dei processi interni dell’Ateneo. Significativo anche gli introiti arrivati all’aumento delle tasse universitarie, nonostante la contrarietà all’aumento delle tasse infatti la comunità studentesca ha collaborato per rimodulare il regolamento, salvaguardando la no-tax area e le fasce di reddito più basse.

Nonostante il rigore finanziario, l’Università non ha fermato gli investimenti sulle risorse umane. Nel 2025 sono stati assunti 121 professori associati e 66 ricercatori, oltre a 80 unità di personale tecnico-amministrativo. Questi inserimenti sono considerati vitali per compensare i pensionamenti e la fine dei contratti legati al PNRR, garantendo la competitività della ricerca e dei servizi agli studenti.
Sul fronte delle infrastrutture, l’Ateneo ha messo in campo risorse ingenti, sono stati infatti stanziati 17 milioni di euro per i nuovi dipartimenti di Medicina, Biologia, Veterinaria e Ingegneria.

Nonostante il successo finanziario, il rettore Riccardo Zucchi invita alla cautela:
“Questo risultato non deve distogliere l’attenzione dai rischi. La conclusione del PNRR minaccia di lasciare molti ricercatori senza copertura, portando a un nuovo definanziamento. Inoltre, i piani di reclutamento straordinari sono insufficienti e richiedono un cofinanziamento che pesa sui bilanci degli atenei. Restano poi le incognite sui costi energetici e sull’adeguatezza del Fondo di Finanziamento Ordinario”.

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