L’assessora regionale all’immigrazione Alessandra Nardini conferma la linea della Toscana contro i Centri di permanenza per il rimpatrio. Critiche dure alle politiche della destra e rilancio del modello basato su inclusione, scuola e lavoro.
La Toscana non cambia rotta sul tema dell’immigrazione e conferma il suo netto rifiuto ai Centri di permanenza per il rimpatrio. A ribadirlo è Alessandra Nardini, assessora regionale con delega all’immigrazione, intervenuta a Firenze a margine della presentazione del rapporto Idos.
“In Toscana continueremo a dire no ai Cpr – ha affermato – perché li consideriamo luoghi in cui vengono calpestati e negati i diritti umani fondamentali. Non è questo il modello in cui crediamo”. Una posizione che l’assessora definisce non negoziabile, anche di fronte alle pressioni politiche provenienti dal centrodestra, sia a livello nazionale che locale.
Secondo Nardini, la contrarietà ai Cpr non riguarda soltanto la Toscana. “Per quanto mi riguarda – ha aggiunto – queste strutture non dovrebbero esistere né nella nostra regione né nel resto del Paese”. Un giudizio netto, che si inserisce in un confronto sempre più acceso tra Regioni e Governo sulle politiche migratorie.
Critiche al Governo e alle politiche della destra
Nel suo intervento, l’assessora ha puntato il dito contro l’azione dell’attuale maggioranza. “Sul tema dell’immigrazione la destra ha fallito”, ha sostenuto, ricordando l’esperienza di governo degli ultimi anni e mesi. Tra gli esempi citati, anche i progetti legati ai centri in Albania, definiti “tentativi incredibili e indecenti”, espressione di politiche giudicate disumane e incapaci di gestire in modo efficace un fenomeno che Nardini definisce strutturale.
Secondo l’assessora, l’approccio securitario e basato sul trattenimento non solo non risolve il problema, ma rischia di aggravarlo, alimentando marginalità e conflitti sociali.
Il modello toscano: inclusione e accoglienza diffusa
A fronte di questa critica, la Regione rivendica un percorso alternativo. “Il nostro modello – ha spiegato Nardini – è quello dell’accoglienza diffusa, dei progetti che favoriscono l’inclusione sociale e lavorativa, delle iniziative nelle scuole sull’integrazione e sull’intercultura”.
Un sistema che si fonda su interventi capillari nei territori, sul coinvolgimento delle comunità locali e su percorsi educativi, come quelli sviluppati attraverso i progetti educativi zonali portati avanti negli ultimi anni. L’obiettivo dichiarato è costruire un modello sostenibile, capace non solo di rispondere alle esigenze regionali ma anche di rappresentare un possibile esempio a livello nazionale.
“In Toscana – ha concluso l’assessora – vogliamo davvero provare a dimostrare che un’altra gestione dell’immigrazione è possibile”. Una dichiarazione che conferma come il tema dei Cpr e della sicurezza resti uno dei principali terreni di scontro politico tra Regione e Governo.
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