Livorno, corso di arabo agli agenti: la Giunta risponde alla destra

Negli ultimi giorni Livorno è divenuta l’epicentro di un vero e proprio caso politico, che ha travalicato i confini cittadini per espandersi alle città vicine e non solo. Il progetto pilota “Comprendersi per operare meglio”, il cui scopo come suggerisce il nome è quello di fornire agli agenti di polizia alcune nozioni di base di lingua e cultura araba così da poter svolgere al meglio il proprio lavoro, ha infatti sollevato ben più di una polemiche.

In tutta risposta la Giunta guidata dal sindaco Salvetti ha definito le reazioni dell’opposizione locale e non come: “il classico esempio dell’isteria della destra di fronte a progetti di vera integrazione, preferendo da sempre l’approccio puramente repressivo”.

Entrando nel merito l’Amministrazione ha rivendicato la piena valenza tecnica dell’iniziativa, promossa in origine da diversi sindacati di Polizia e sostenuta dalla Comunità Islamica locale. “Si tratta di un addestramento specialistico che ricalca le competenze già fornite ai reparti militari e all’intelligence impegnati in scenari internazionali – hanno spiegato da Palazzo Civico -. Questo tipo di formazione è considerato utile dai servizi di sicurezza di tutto il mondo anche per il monitoraggio e la prevenzione del radicalismo”.

La Giunta Salvetti ha quindi respinto con fermezza l’accusa di “sottomissione culturale. “Affermare che l’integrazione debba basarsi sull’obbligo degli stranieri di imparare l’italiano e rispettare le leggi è del tutto condivisibile – ha infatti sottolineato -. Ma dotare le forze dell’ordine di strumenti in più per far sì che questo processo avvenga con maggiore efficacia non è certo un’integrazione al contrario”.

L’Amministrazione livornese ha poi colto l’occasione per chiamare in causa il Governo, su una questione alla destra tanto cara come quella della sicurezza.
“La destra affronta questi temi in modo puramente ideologico, lasciando le criticità irrisolte per poi scaricare le responsabilità su altri e inventare ogni volta nuovi reati o decreti inutili.

Il vero problema delle nostre Forze dell’Ordine non sono i corsi d’arabo organizzati sui territori – ha concluso la nota – ma gli organici palesemente insufficienti a garantire il rispetto delle regole su tutto il territorio nazionale”.

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