Piancastagnaio, i lupi di Rivalta vegliano la Rocca

Cinque lupi in bronzo nel cuore di Piancastagnaio. Sono il lavoro dello scultore bolognese Davide Rivalta, tra i nomi più noti del panorama artistico internazionale nell’ambito della plastica monumentale e pubblica. Visibili da qualche giorno attorno alla Rocca Aldobrandesca del borgo senese, i lupi costituiscono l’allestimento dal titolo “Wild” a cura di Antonella Nicola che inaugura ufficialmente questa domenica, 21 giugno, per rimanere visibili fino alla fine dell’anno.

“Il selvatico non è soltanto ciò che vive fuori dalla città o ai margini dell’abitato. È una dimensione che continua ad abitare in noi, nei luoghi e nella cultura: una memoria profonda di primitive relazioni, radicata nell’inconscio, che resiste sotto la superficie della vita contemporanea”, ha commentato Antonella Nicola. “I lupi di Davide Rivalta rendono visibile questa presenza nascosta, ma non la rappresentano come minaccia; innescano piuttosto un incontro con ciò che abbiamo progressivamente allontanato da noi stessi. Il selvatico non arriva da fuori, ma riaffiora da una dimensione sempre presente. Gli animali di Davide Rivalta sono presenze vive, portatrici di una forza e un’energia che non si esaurisce, ma si rinnova ogni volta, nell’incontro”.

Prendendo spunto dalle popolazioni di animali che un tempo vivevano numerose sul Monte Amiata, l’artista ha realizzato i suoi animali in continuità con diversi altri interventi in corso nel mondo: dal 21 aprile a Stoccolma sono visibili tredici sculture di animali in bronzo realizzati dall’artista per il progetto Blowing Figures into Space, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura “C.M. Lerici” e dall’Ambasciata d’Italia in Svezia, allestite fino a fine agosto 2027; allo stesso tempo una sua personale, “Mergining Landscascapes”, è allestita in Arabia Saudita al Al Nafal Park di Ryhad, curata da Omar Al Braik. E ancora, dal 2019 due suoi leoni sono collocati in esposizione permanente al Palazzo del Quirinale a Roma.
Fulcro espressivo del suo lavoro è da tempo la figura animale, non in quanto allegoria o peggio decorazione, ma come presenza intensa, che entra in relazione con il luogo in cui è collocata, trasformandolo.

“Il cuore della sua poetica non è la forma: è la collocazione. I suoi animali non stanno mai su un basamento. Niente piedistallo, niente diaframma che dica “questa è arte, guardatela da lontano”. Stanno per terra, dove camminiamo noi. Non li guardiamo: li incontriamo. […]”, ha commentato l’assessore alla cultura di Piancastagnaio Pierluigi Piccini. “Questo mettono in scena questi lupi: non l’animale contro di noi, non al posto nostro, ma insieme a noi, nello stesso paese, sotto gli stessi alberi”.

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