Al carcere Le Sughere non basta il nuovo padiglione

Un traguardo atteso da anni che rischia di trasformarsi immediatamente in una nuova emergenza. Alla Casa Circondariale “Le Sughere” di Livorno è stato finalmente consegnato e reso operativo il nuovo Padiglione C. L’accelerazione dei tempi è stata determinata dalla chiusura del fatiscente e pericoloso padiglione “Transito” e dalla necessità di accogliere i detenuti trasferiti dal carcere fiorentino di Sollicciano.

Tuttavia, la nuova struttura è nata già in condizioni di marcato sovraffollamento, come denunciato in conferenza stampa dall’assessore al Sociale del Comune di Livorno Andrea Raspanti e dal Garante dei Detenuti Marco Solimano.

Il 24 luglio è stato appunto chiuso il vecchio “Transito” con il passaggio di 70 reclusi nel Padiglione C, mentre il 27 luglio è iniziato l’afflusso da Sollicciano.

Attualmente, l’intero complesso de Le Sughere ospita 312 persone: 128 in Alta Sicurezza, 21 ammessi al lavoro esterno o alla semilibertà e 159 in Media Sicurezza all’interno appunto del nuovo blocco.

“La capienza prevista nel progetto del Padiglione C era di 134 detenuti mentre siamo già a 159 – ha sottolineato con preoccupazione Solimano -. Se da un lato sono migliorati alcuni aspetti, come la presenza delle docce in cella, la struttura nasce già sovraffollata”.

A ciò si aggiungono la drammatica lentezza delle pratiche dovuta alla presenza di un unico magistrato presso l’Ufficio di Sorveglianza (il dottor Panu) e le incognite legate all’apertura entro fine anno del Padiglione D, che riporterà la capienza complessiva alla quota storica di 500 reclusi.

Duro l’intervento dell’assessore al Sociale Andrea Raspanti, che ha puntato il dito contro il silenzio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e la mancanza di un tavolo di confronto permanente con l’Amministrazione comunale.

“Purtroppo oggi si è aperta una situazione critica per il sovraffollamento del nuovo padiglione: celle che dovrebbero accogliere un numero minore di detenuti ora ne ospitano 4 – ha spiegato Raspanti -. Abbiamo cercato invano un confronto con il Dap per gestire l’impatto di questo ampliamento sulla comunità locale, dalla viabilità all’accoglienza dei familiari, fino alla carenza di personale”.

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