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Terranuova, Diop visita i beni confiscati alle mafie

Visita della vicepresidente Mia Diop alla villetta Nencioni e al Capannone Valarioti, i due immobili a Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo, confiscati alle mafie e rinati anche grazie al sostegno della Regione. E’ stata una nuova tappa del viaggio che la vicepresidente sta compiendo tra i beni presenti nei territori della Toscana sottratti alla criminalità organizzata. I due immobili, confiscati negli anni Novanta alla famiglia Priolo, sono stati oggetto di un importante intervento di recupero concluso nel 2023 grazie ad un contributo di risorse regionali: 450mila euro per il capannone, divenuto archivio e rimessa dei mezzi comunali, e 260mila euro per la villetta. Quest’ultima ospita oggi un progetto sperimentale di cohousing sociale, realizzato in collaborazione con la Fondazione Papa Giovanni Paolo II, rivolto a persone e famiglie in difficoltà abitativa. Al sopralluogo sui due edifici, trasformati in simboli concreti di riscatto, è seguito nella sede del municipio un confronto dedicato alla legalità, alla memoria e soprattutto alle future iniziative di contrasto alle mafie: ‘Dal riuso dei beni confiscati al Patto di Amicizia: il valore della legalità in Valdarno’, iniziativa promossa dal Comune di Terranuova Bracciolini con la partecipazione delle istituzioni locali e regionali, associazioni e studenti. “La legalità non si delega, ma si pratica insieme, ogni giorno, attraverso percorsi che intrecciano l’azione delle istituzioni e il protagonismo della cittadinanza e dei più giovani”, ha commentato la vicepresidente Diop, definendo quanto accade a Terranuova Bracciolini “un esempio concreto di questa idea”. “La cultura della legalità, può attecchire dove c’è una relazione vera tra chi governa e chi vive i territori. “Qui – ha concluso Diop – abbiamo un modello che può servire a tutte e a tutti noi: l’impegno, nel solco della legge 109 del 1996 sul riuso sociale dei beni confiscati, del Comune e della Regione che hanno consentito la trasformazione di due beni da simbolo del potere criminale a luogo di diritti e democrazia, un lavoro congiunto tra enti locali toscani e calabresi, la forza di ragazze e ragazzi sulle cui gambe e spalle cammina una società libera da logiche e comportamenti criminali”.


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