Com’è cambiata la comicità negli ultimi anni? Oggi bisogna fare i conti con il politicamente corretto.
Sì, è vero. Il politicamente corretto rappresenta un inciampo, un impedimento, ma può diventare anche qualcosa di creativo. Non bisogna però scambiarlo per la censura. Io cerco di combatterlo a modo mio, anche prendendolo in giro, ma non sono così catastrofico nei suoi confronti. È un limite che credo sia giusto accettare e con il quale bisogna fare i conti.
Quindi non pensa che sia soltanto un freno alla comicità?
No. Se ripenso a quello che dicevo ai miei amici quando avevo tredici o quattordici anni, usando parole che oggi non userei più, mi auguro che mio figlio non faccia lo stesso. Alcune sensibilità sono cambiate ed è giusto prenderne atto.
Viviamo un periodo segnato da guerre, povertà e tante difficoltà. Far ridere oggi è più importante o più difficile?
È sicuramente importante, ma non credo sia più difficile. Non condivido l’idea che si debba far ridere perché il mondo va male. Il mondo, in un modo o nell’altro, è sempre stato complicato. Quando ero piccolo c’era il terrorismo, poi l’inflazione, poi altre guerre. C’è sempre stato qualcosa che rendeva difficile il momento storico. Eppure si è sempre continuato a ridere.
Quindi la comicità ha un valore che va oltre il momento storico?
Assolutamente sì. Si ride a prescindere, perché ridere aiuta a prendersi un po’ meno sul serio. Noi cerchiamo di fare questo. Poi, purtroppo, a volte i politici riescono a far ridere più di noi.
Il pubblico ormai la ferma soprattutto per Ginepro. Le dispiace che gli altri personaggi passino un po’ in secondo piano?
No, anzi. Ginepro è come se fosse il capitano di tutti gli altri personaggi che ho creato. Mi piace pensare che, se non fossero esistiti tutti gli altri, non sarebbe mai nato nemmeno Ginepro.



